Affondo di Putin contro la libera informazione

L’ultimo appello, firmato da numerosi intellettuali russi, è stato pubblicato sul sito della “Novaja Gazeta”, il giornale che più degli altri ha pagato l’opposizione a Putin: non solo Anna Politkovskaya, ma anche la sua erede Anastasia Barulova e altri due redattori sono stati fermati con le pallottole, altri sono finiti nei cosiddetti “manicomi politici”, cioè gli ospedali psichiatrici per dissidenti ripristinati dopo una lunga pausa. “Le repressioni contro la stampa libera – si legge nel comunicato – colpiscono adesso quelli che non sono allineati con il Cremlino nel racconto della crisi in Crimea. Non è la prima volta nella storia russa che i giornalisti in disaccordo con l’aggressiva politica imperialista dello Stato vengono bollati come disfattisti e nemici del popolo”. L’editore della “Novaja Gazeta” è Evgenji Lebedev, figlio di Alexandr proprietario a suo tempo della testata con Gorbaciov. Ora vive a Londra dove edita “Evening Standard” e “The Independent”. Ex ufficiale del Kgb (tenente colonnello come Putin) ha lasciato i servizi segreti nel 1992 è diventato un oligarca e sponsorizza il blogger dissidente Aleksej Navalny.
Che Putin stia sferrando da anni un attacco massiccio alla libertà di stampa è un fatto noto, documentato dalla fondazione “Glasnost Pepense”. Ma con l’ultima crisi in Ucraina ha stretto ulteriormente le maglie, fin dall’inizio delle proteste a Kiev temendo il contagio a Mosca dove si intensificano le manifestazioni per la pace. Nei giorni scorsi, a ridosso del referendum in Crimea, sono stati oscurati due siti autonomi: Grani.ru, Ezhednevnyj Zhurnal e Kasparov.ru dell’ex campione di scacchi. A bloccarli, senza fornire spiegazioni, è stato il Servizio federale per la supervisione nell’ambito delle comunicazioni (Roskomnadzor).
Che ci sia un legame diretto tra la crisi in Ucraina e la campagna del Cremlino contro i media fuori dal coro, lo si vede chiaramente – sottolinea “Il Fatto quotidiano”- anche dall’improvvisa sostituzione di Galina Timchenko, direttrice del sito Lenta.ru che conta 11 milioni di lettori al mese, in favore di un giornalista vicino al Cremlino, Alexei Goreslavsky. “Ci aspettavamo che presto sarebbe toccato anche a noi”, hanno scritto in una lettera aperta i giornalisti di Lenta.ru. “Nel corso degli ultimi due anni lo spazio del giornalismo libero in Russia si è ristretto drammaticamente. Alcune testate sono controllate direttamente dal Cremlino, altre attraverso i suo emissari, altre ancora dai direttori che temono di perdere il proprio posto di lavoro”.
Il primo colpo della campagna del Cremlino contro i media indipendenti è stato sferrato a dicembre contro una delle più grandi agenzie stampa russe, Ria Novosti, che, grazie alla politica della sua direttrice Svetlana Mironyuk, è riuscita a resistere alla crescente disinformazione. L’agenzia è stata sostituita da una nuova struttura, Russia Today, il cui nuovo direttore, Dmitry Kiselev, in queste settimane si è scagliato più di tutti contro “il governo golpista e fascista di Kiev”. Continua a resistere, nonostante sia stato spinto sull’orlo della chiusura, anche il canale Tv indipendente, Dozhd, una delle poche voci libere. “Ci è rimasto un mese di vita”, ha detto una giornalista del canale. “Abbiamo perso l’80 per cento degli introiti. Ci siamo tagliati drasticamente lo stipendio per resistere qualche settimana, ma riceviamo minacce, siamo destinati a chiudere”.  Pubblicato su “Articolo 21”

Giornalista si dimette in diretta contro Putin

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Una giornalista americana di Russia Today (Rt) America, finanziata da Mosca, si è dimessa in diretta tv per protestare contro la politica del Cremlino in Ucraina. Liz Wahl ha spiegato ai telespettatori di «non poter lavorare per un canale finanziato dal governo russo e che assolve le azioni di Putin». La giovane giornalista ha detto di essere nipote di immigrati fuggiti dall’Ungheria durante l’era sovietica. «Sono orgogliosa di essere americana e credo nella diffusione della verità: è per questo che dopo la trasmissione mi dimetterò,» ha detto. Rt è un canale russo con uffici in tutto il mondo, che trasmette in inglese, spagnolo e arabo. Video

La chiamano “disinformatja”

Nell’ex impero sovietico la chiamano disinformatja. Metodo antico che Putin ha provveduto ad esaltare, soprattutto nei riguardi di Anna Politkovskaja. Il sistema è semplice: “è talmente facile la soluzione che naturalmente è una manovra per screditare i veri mandanti”. Insomma, una specie di “macchina del fango” rivisitata ad est. Siccome la cronista della Novaja Gazeta denunciava i crimini in Cecenia, cosa c’era di più semplice che raccontare che era tutta una manovra per screditare i veri responsabili? E così via con una serie di arresti degli esecutori senza tuttavia mai istruire un processo serio. In Ucraina, con la selvaggia aggressione alla coraggiosa giornalista ragazzina che da tempo attaccava il presidente Yanukovich stesso sistema. Cinque persone arrestate in tempi record per il pestaggio di Tetiana Chornovil, fra cui il proprietario del Suv che l’ha inseguita, tal Serghi Kotenko. Fra gli altri sospetti c’è anche Oleksandr Kotenko, che farebbe parte di un gruppo criminale indicato dalle autorità di Kiev come “vicino” a Vitali Klitschko, ex pugile e leader del partito d’opposizione ‘Udar’. Affermazione alla quale Klitschko ha già replicato annunciando querela per “diffamazione”. Secondo quanto riferito dalla polizia, i cinque arrestati avevano “stretti contatti” anche con il partito di opposizione che fa capo alla ex premier Yulia Timoshenko, attualmente incarcerata. Tetiana attaccava il governo? Ma allora è chiaro che è una manovra per incolpare il presidente, mica è così stupido da farsi autogol. Gli arrestati rischiano una condanna fino a dieci anni. Che naturalmente non prenderanno mai.

Anna Politkovskaja, un delitto senza colpevoli

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Sono passati sette anni dall’omicidio della giornalista della Novaja Gazeta, Anna Politkovskaja, assassinata il 7 ottobre del 2006 nell’androne del suo palazzo, nel pieno centro di Mosca, mentre rincasava .Sette anni ci sono voluti perché nella capitale russa, nonostante gli intralci burocratici, sulla sede del giornale di Anna, fosse affissa una targa per ricordare il suo coraggio. Opera che raffigura tre fogli strappati da un’agenda e ricoperti da appunti, con sopra un ritratto di Anna. Donna fragile solo in apparenza, che però non si è fermata davanti alla paura e ha continuato a raccontare “La Russia di Putin” – così si chiama uno dei suoi libri più famosi – e le violazioni dei diritti umani durante le azioni militari russe in Cecenia. Il monumento è stato inaugurato nella ricorrenza dell’omicidio di Anna, i cui mandanti non sono mai stati scoperti. I colleghi della redazione e i figli di Anna, come anche i suoi lettori e tante personalità di spicco che le erano vicine, si sono radunati in Potapovskij pereulok, la via dove si trova la sede della Novaja Gazeta, per ricordare la cronista uccisa. “Anna era da sola contro il sistema”, dice l’architetto Petja Kozlov, uno dei due giovani artisti che hanno realizzato la targa. Sistema che l’ha voluta far fuori. Ma finora non ci sono i colpevoli. Sul banco degli imputati sono finiti solo i presunti esecutori e organizzatori dell’omicidio, ma non chi ci sta dietro. L’unico condannato per l’assassinio è l’ex poliziotto Dmitrij Pavljuchenkov, che ha collaborato con gli investigatori, confessando di aver pedinato Anna. Condannato a 11 anni di reclusione e mandato frettolosamente in carcere, non ha mai fatto, però, il nome del mandante. Mentre da poco è iniziato il nuovo processo contro altri cinque imputati, tra cui il presunto assassino di Anna, Rustam Makhmudov. In parte le persone che si trovano oggi sul banco degli imputati sono stati assolti nel precedente processo del 2008-2009. Non solo in Russia, ma anche in tutto il mondo, Italia compresa, è stata ricordata la giornalista russa uccisa. A Milano l’associazione Annaviva e Libreria Popolare depongono una corona di fiori nel giardino Anna Politkovskaja, in zona corso Como-porta Garibaldi, inaugurato nel giugno scorso, mentre nella Libreria Popolare di via Tadino è stato proiettato il documentario Anna Politkovskaja, una donna armata solo della sua penna di Silvia Pelliccioni. In serata le letture di testi scritti da Anna Politkovskaja.  La via dei boschi  L’ultimo reportage  Vera, la figlia  Illia, il figlio

Il prezzo della libertà L’era Putin “Non sono un magistrato inquirente, sono solo una persona, sono una giornalista, che vuole descrivere quello che succede a chi non può vederlo.” [Anna Politkovskaja]

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Mosca. Ulica Lesnaja è a ridosso del centro, traffico caotico, gente che va (perchè?) sempre di corsa. Nella “via dei boschi” i boschi non ci sono più da secoli. Al numero 8/12 non si meravigliano se arriva una telecamera: in genere sono stranieri, i russi vengono qui giusto una volta l’anno, il 7 ottobre, a ogni anniversario. Anna Politkovskaja abitava al sesto piano. Quella sera di quattro anni fa era piena di buste della spesa, le aveva appena poggiate davanti all’ascensore quando un killer ha spezzato la sua vita e la speranza di libertà nella nuova Russia. Rivedo emozionato tutto quello che avevo visto infinite volte: la farmacia sotto casa, il supermercato, la stazione della metropolitana per la Bielorussia, il portone con il codice. C’è una targa all’ingresso che ricorda il posto del suo sacrificio: nessuna parola in più, semplicemente “qui abitava…” ed è già un miracolo in un Paese dove due cronisti la settimana scorsa sono stati pestati a sangue, fortunatissimi perchè normalmente spariscono. Salgo quei gradini, mi fermo davanti al punto esatto dove è morta  quella bella, cocciuta signora, sto qualche minuto come a renderle omaggio. Nello stesso giorno in un Paese molto lontano è stata liberata  San Su Kyi, un’altra signora che non fa la giornalista ma che si batte comunque per la libertà. Evidentemente c’è un filo che lega le anime belle. [Video 1] [Video 2]