Siamo tutti Oppo: vaffanculo Grillo

Stavolta ha esagerato. Sul blog di Beppe Grillo è comparsa la caccia ai giornalisti “nemici” con tanto di foto stile wanted. La prima vittima è una collega dell’Unità, Maria Novella Oppo. Colpevole, naturalmente, di aver attaccato il movimento5stelle come se non fosse un semplice lavoro da cronista parlare delle loro pagliacciate, delle loro gazzarre e dei loro casini. Non è forse vero? Il linguaggio è fascistoide quando invoca di fatto il licenziamento ed è da autentico regime metterla alla berlina, offuscando addirittura il vergognoso editto bulgaro perchè almeno lì c’erano giornalisti famosi, mentre qui c’è chi lavora a un giornale in crisi. Si è dissociato, e mi fa piacere, Dario Fo che resta un grande cervello e anche qualche seguace. Non si contano le critiche, istituzionali e sindacali, a quel vergognoso post che è stato subito tolto dall’homepage ma che comunque conserva la foto “segnaletica” come se non fosse già lunga la lista dei giornalisti minacciati. Grillo merita intanto un sonoro vaffanculo (pratica che ben conosce) e anche un modesto consiglio: di prendere atto che in questo momento siamo tutti Maria Novella Oppo e che non ci hanno mai messo paura i talebani veri, figuriamoci quelli finti. Attaccando la stampa (oltre che umiliare i propri proseliti) non solo dimostra la sua natura antidemocratica, ma anche che ha perso la testa perchè non ha capito che non è proprio questa la strada della rivoluzione. E che perde pezzi di consenso ogni giorno, perchè ormai in moltissimi hanno perso la speranza di una svolta. Se mai capitasse il mio nome nella black list non potrei che essere onorato perchè sarebbe un riconoscimento alla mia lucidità nello scoprire una finzione. E non si affannasse ad attaccarmi a livello personale perchè dopo essermi abbondantemente guadagnato lo stipendio della Rai raccontando dal di dentro trent’anni di guerre ora sono in pensione. E già basta l’Irpef a radermi al suolo. 

Beppe Grillo non ama essere definito un intollerante, ma del resto, a chi piace? Certo non riesce a sfuggire alla tentazione di trattare i giornalisti così come è abituato a trattare i suoi parlamentari. Chi critica, dissente o anche, semplicemente, manifesta un’idea che non sia prima passata al vaglio del pensiero unico è uno sciocco nel migliore dei casi. Oppure un venduto, da far passare il più rapidamente possibile per un tribunale in qualche modo del popolo: un’assemblea, il web. Segue reprimenda, richiesta di abiura, pentimento sincero o rapida espulsione. Non potendo espellere (almeno per ora) i giornalisti, li mette all’indice. Nulla di straordinariamente nuovo. Capitano frequentemente tentativi di aggressione, minacce, o più blandamente, forme di intimidazione. Non solo a chi sta su un fronte di guerra o a chi si occupa della criminalità o delle mafie. I giornalisti tra loro non ne parlano quasi. Beppe Grillo arriva buon ultimo, solo che gli altri un po’ se ne vergognano, lui se ne vanta. [Roberto Gressi – Corriere della Sera]  La fatwa

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10 thoughts on “Siamo tutti Oppo: vaffanculo Grillo

  1. Pingback: La Torre di Babele

  2. Ormai siamo arrivati al culmine, dice di voler liberare il Paese e invece mette paletti a destra e sinistra se qualcuno osa dire qualche cosa che a lui non garba!!

  3. Si potrebbe dedicare un bel vaffa con coro a cappella dei Frati trappisti di Lione, oppure con contralto e madrigalisti coadiuvati da orchestra da camera. Magari postando in abbinamento la foto di un pitale sporco.
    Invece no. Solo e soltanto sdegno.
    Ma non tanto per lui, quanto per i commenti di chi segue questo essere. Sono orripilanti. Sputano odio e frustrazione, che nemmeno un capitano delle SS adoperava nei campi di concentramento.

    Si ricorda negli anni ’80, quando realizzava dei programmi televisivi che facevano anche ridere. Poi, il brutto incidente stradale dove, per colpa sua persero la vita tre persone. Neanche scusa chiese ai familiari. Forse nei misteri della sua coscienza non se lo è mai perdonato. Ed ecco il risultato.

  4. «Una scelta esecrabile. Non è possibile colpire una giornalista che ha espresso una sua legittima critica al M5S, con la foto sul blog. Questo non ha nulla a che vedere con la nostra battaglia contro i privilegi delle caste, compresa quella dei giornalisti».

    Tommaso Currò, deputato siciliano 40enne, è il primo dei dissidenti a 5 stelle. La vicenda della collega Maria Novella Oppo, sottoposta sul blog a un pestaggio digitale, lo ha impressionato. «Un giornalista può criticare, un politico invece non può attaccarlo sul piano personale, delegittimando così il suo diritto a esprimere una critica. In questo caso poi si tratta di una signora di una certa età. Ma come si fa?…»

  5. TONI JOB. In questo paese esiste un leader politico che si arroga di organizzare il consenso di otto milioni di italiani senza aver mai ceduto alla tentazione e al rischio di un confronto pubblico, sotto il «fuoco» delle domande dei giornalisti, davanti alle telecamere accanto ad altri leader di formazioni diverse e opposte in grado di indebolire la sua «sacralità». Non ci si pensa mai abbastanza, ma è così: Beppe Grillo si è sempre ben guardato dal giocare le sue carte accettando il rischio di fare brutta figura, di essere sbugiardato, di essere inquadrato, e lo meriterebbe, come l’ennesimo venditore di pentole bucate che si affaccia sul mercato della politica nazionale. Quest’uomo tiene inchiodato un movimento, il suo, che ritiene affare personale, proprietà privata umiliando caporali e semplici militanti, simpatizzanti e votanti. Mentre non deve rispondere mai a nessuno: né all’esterno, dove si esibisce col favore del vento tra i capelli ma sempre e solo in forme da pulpito di fede, né all’interno dove la critica viene emarginata, censurata, espulsa, esposta alla gogna di quel pubblico da ghigliottina sul quale fonda parte del suo potere. E di questa risposta c’è traccia evidente nella storia che lo riguarda. Lui non è mai in discussione, è il padrone assoluto, le sue proposte – spesso ridicole e vanesie – men che meno. Solo in un caso ha accettato di farsi intervistare, sul Fatto Quotidiano, e di quella intervista resta il ricordo indelebile di un contatto informativo degno della vecchia Radio Tirana. Così li vuole i giornalisti, come ogni dittatorello che si rispetti: proni, disposti a chiedergli se per caso gli piace il pistacchio. Gli altri li vorrebbe muti. Guarda caso, questa «voglia» di incenso si sposta meravigliosamente con lo stato delle cose che ci riguarda, con quel rapporto tra potere e opinione pubblica che colloca il nostro Paese in coda nella graduatoria stilata da osservatori internazionali sulla qualità dell’informazione; è ancora alta l’onda del ventennio berlusconiano, degli ostracismi divenuti atti di governo, delle epurazioni messe in atto per piacere al principe. Grillo cavalca quest’onda il cui imprinting appartiene alla storia della estrema destra italiana. Grillo, con quel suo dazebao contro la compagna Maria Novella Oppo dice di sé che la sua cultura riposa in quel pozzo nero. Lo sapevamo già, senza presunzione. Maria Novella, la conosco bene, non ha bisogno di essere difesa e sinceramente oggi vorremmo essere ancora meno nei panni di Grillo. Sarà un piacere.

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