Morire per una foto

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Si diceva un tempo che quattro categorie di persone godono di un salvacondotto nelle aree di conflitto: i becchini, i dottori, i diplomatici e i giornalisti. Bel tempo. In cui esisteva una sorta di codice cavalleresco a beneficio anzitutto dei civili. Il Novecento, assieme ad altre nefandezze, si è premurato di smentire statistiche consolidate. Con un plastico ribaltamento di cifre. Prima guerra mondiale: 90 per cento di morti militari e 10 per cento civili. Seconda guerra mondiale: 50 e 50 (e Adolf Hitler con la Shoah ha avuto tanta parte nel riequilibrio). Le guerre balcaniche che hanno chiuso il secolo: 90 per cento di morti civili, 10 per cento militari. Il Millennio si è aperto con l’Iraq e, se mancano dati certi sull’entità globale delle vittime, il rapporto 10 a 1 è pressoché da tutti accettato. Il bilancio è ancora inattendibile per l’Afghanistan e provvisorio per la Siria dove comunque è stimato come altissimo il numero dei morti “non combattenti”. L’Espresso

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