E ora aspettiamo, in silenzio

“I giornalisti italiani stanno bene e forse già domani potrebbero essere rilasciati”: le fonti siriane smorzano la preoccupazione per Ricucci, Colavolpe, Vignali e Susan Dabbous, ma chiedono di spegnere le luci su una vicenda che non doveva neanche uscire. Anche perché i contorni ancora non sono chiari. Usiamo un verbo neutro: bloccati. Per le fonti in contatto con i ribelli siriani si è trattato semplicemente di un fermo, per verificare se erano effettivamente reporter visto che avevano ripreso postazioni militari sensibili.  Tutto è avvenuto giovedì pomeriggio nel villaggio di Yaqubiya, al confine con la Turchia. “La notizia doveva rimanere riservata, la Rai era d’accordo ma Mediaset l’ha diffusa e così si è complicato tutto” denuncia una blogger siriana che vive in Italia. Chi ha bloccato i quattro reporter appartiene alla galassia infinita dell’opposizione: forse si tratta di miliziani fondamentalisti oppure di un gruppo autonomo, nessuno ne parla poiché sarebbero in corso contatti diretti e ogni particolare potrebbe pregiudicare l’operazione.

La Farnesina e la Rai chiedono il silenzio stampa che rispettiamo, in attesa della fine dell’incubo. Ma la preoccupazione è lecita. La Siria resta il Paese più pericoloso al mondo per i giornalisti con settantadue vittime dall’inizio del conflitto,  ma proprio sul fronte dei sequestri i precedenti sono tutt’altro che confortanti.

Proprio nella stessa zona, a nord, a dicembre un inviato della Nbc, Richard Engel, fu tenuto prigioniero per cinque giorni da un gruppo non meglio identificato. Nel luglio dell’anno scorso due fotografi, un britannico e un olandese, furono rapiti da un gruppo di militanti islamisti per venire liberati dai guerriglieri ribelli, riportando ferite nel corso della battaglia. Ed è ancora ignoto il destino di James Foley, un freelance americano sparito in Siria quattro mesi fa. Inoltre pochi giorni fa una reporter ucraina è riuscita a scappare dai suoi sequestratori dopo cinque mesi di prigionia: i mercenari avevano chiesto per lei un riscatto di diversi milioni di dollari. Ci sono precedenti di sequestri anche per i non giornalisti. Nel dicembre scorso Mario Belluomo, un tecnico che lavorava in un impianto nel nord della Siria, è stato rapito dai ribelli insieme a due colleghi russi, e liberato dopo negoziati complessi dopo quasi due mesi di prigionia. 

Insomma una zona caldissima e una situazione allarmante in cui i quattro italiani sono incappati, pare, solo di riflesso. Ed ora è il caso di aspettare, in silenzio.

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