Tutti i giornalisti che hanno deciso di scendere in politica

Giornalisti e politica, un binomio sempre più stretto. Dopo i nomi usciti nei giorni scorsi (da Corradino Mineo a Sandro Ruotolo)
altri due colleghi si uniscono alla pattuglia dei giornalisti che hanno deciso di darsi alla politica. A cominciare da Augusto Minzolini, ex direttore del Tg1: già ieri alcune indiscrezioni lo davano candidato con Il Pdl al Senato in Liguria al posto numero 2 (subito dietro Silvio Berlusconi).
L’altro outsider che vorrebbe passare dal taccuino al Parlamento è Maurizio Torrealta, autore del libro “La Trattativa”. Il giornalista è nelle liste di Rivoluzione Civile alla Camera, in ottava posizione. Qualcosa di più di una coincidenza, visto che fino a pochi mesi fa l’ex magistrato Antonio Ingroia coordinava l’inchiesta sulla cosiddetta trattativa tra Stato e mafia approdata in questi giorni all’udienza preliminare. La prefazione del libro di Torrealta porta la firma proprio dell’ex magistrato.

Sempre con Ingroia sarà Sandro Ruotolo, storico braccio destro di Michele Santoro che ha lasciato “Servizio Pubblico” proprio per gettarsi nell’avventura politica. Ruotolo sarà il candidato di Rivoluzione Civile alla presidenza della Regione Lazio. “Ho accettato questa proposta con spirito di servizio, con l’obiettivo di far vincere Rivoluzione civile ovunque”, ha detto il giornalista, commendando la sua candidatura. “La battaglia principale, in questa che è la Regione degli scandali e della casta, è tornare a essere al servizio dei cittadini”. A scegliere Rivoluzione Civile sono stati anche Saverio Lodato (giornalista e saggista, anche lui esperto di mafia) e Sandra Amurri (giornalista e blogger del Fatto Quotidiano).

La lista dei giornalisti scesi in politica, però, è ancora lunga. Il direttore di Rainews Corradino Mineo, ma anche il direttore del Tempo Mario Sechi. Mineo guiderà la pattuglia dei candidati del Pd al Senato nella circoscrizione Sicilia Occidentale. La squadra sarà composta da tre capilista (tra cui il segretario Pier Luigi Bersani) e cinque esterni (tra cui appunto il noto giornalista).

Mario Sechi, invece, correrà nella lista di Mario Monti. “Sono stati tre anni bellissimi, ma oggi è il mio ultimo giorno da direttore de Il Tempo”, ha detto Sechi lasciando il quotidiano. “La possibilità che mi viene offerta di servire il Paese è un onore”.

Già a fine dicembre Roberto Natale, ex presidente del sindacato dei giornalisti, aveva annunciato la sua intenzione di correre con Sel, così come l’editorialista del Manifesto Ida Dominijanni (guiderà Sel in Calabria insieme a Nichi Vendola).

Tra i “sicuri” aveva fatto molto discutere la candidatura – con il Partito Democratico – del vicedirettore del Corriere della Sera Massimo Mucchetti. Una scelta che era stata criticata dallo stesso direttore del quotidiano, Ferruccio De Bortoli. “Caro Massimo, grazie”, ha risposto pubblicamente a una lettera ricevuta da Mucchetti. “Il tuo lavoro è stato straordinario e il tuo contributo ci mancherà. Con sincerità e franchezza devo però dirti che stai commettendo un grosso errore. Auguri”.

Non la pensava – e non la pensa – così Rosaria Capacchione, giornalista anti-mafia del Mattino, che ha deciso di scendere in campo con il Pd come capolista in Campania. Last but not least, il caso di Oscar Giannino, il giornalista candidato premier per Fare per Fermare il Declino (FID), lista elettorale che esprime le idee del movimento d’opinione Fermare il Declino da lui fondato nell’estate del 2012.  link

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14 thoughts on “Tutti i giornalisti che hanno deciso di scendere in politica

  1. Alcuni di loro mi è capitato di vederli, disgraziatamente, e devo dire che non mi sono piaciuti, per niente. La Amurri, solo per fare un esempio, è un misto di aggressività e prevaricazione che sembra superare la Mussolini e la Santadechè.

      • Mi fa male pensare che neppure tra chi fa parte della cosidetta società pensante ci siano atteggiamenti da pecore , anzi da lupi da branco. Veramente non c’è più niente da fare?
        Io ormai ho deciso, ieri sera ho deciso in verità : voto Crozza.

  2. Può essere che Crozza non abbia eccelso. In fantasia ieri sera, riproponendo cose già viste, ma vorrei ricordare che se si uccide la satira si elimina la democrazia. Sanremo? Solo quest’anno ci si ricorda che sono solo canzonette e che il festival è fatto dagli ospiti e dalle farfalline? Nessuna polemica l’anno scorso ? Nessun Giovanardi a gridare allo scandalo e nessun spettatore ad urlare per mandare a casa uno dei nostri più bravi umoristi. Mi fa pure pensare che chi dovrebbe intervenire a difesa se ne stia zitto. Sempre a difesa delle coscie a vista e delle canzonette.

  3. Questo non giustifica la clauque. Infatti poi quando lo sketch è continuato prendendo di mira altri animali dello zoo para politico, tutto si è calmato. Perché non sottolineare questo, perché sottostare ancora e sempre a teatrini costruiti a doc? Nessuno che abbia messo l’accento sulla paura che un comico può generare, nessun accenno su chi fossero questi ” visitatori paganti”. Poi la retorica di guardare o meno Sanremo fa ridere. Con il 48% di share con punte fino al 53,5%, la dice lunga, e la contestazione pilotata appunto da ragioni elettorali.

  4. Continuo a pensare che fare teatrino sia d’obbligo quando si sta su un palco. Molto meno se si sta dall’ altra parte. Poi ognuno e libero di essere d’accordo o meno, prendere il telecomando e girare, buttare il televisore dalla finestra etc etc. Certo che un po’ mi irrita pensare che per una volta che non ci sono Belen o altre ragazzeinvendita, ma solo la bravura di una Littizzetto e, per una sera, la bravura di Crozza. Per quanto riguarda le canzoni è naturale che non basta più mettere 3 cantanti semi sconosciuti in un palco, sebbene si chiami Sanremo, per soddisfare un pubblico, maturo o meno. Poi vorrei ricordare che proprio in virtù delle televisioni del b. che senza scosciamenti non c’è divertimento, quello che probabilmente ieri sera mancava.

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