In Siria è sempre un inferno: altri due giornalisti e un cameraman uccisi, due ancora rapiti

Non c’è tregua per la Siria sempre più dilaniata dai combattimenti fra i ribelli e le forze fedeli al regime. Violenti scontri anche a Damasco, dove sono morti due giornalisti. Il primo è Ali Abbas dell’agenzia ufficiale di stampa siriana Sana, ucciso a casa sua, nel quartiere di Jdaidet Artouz. Secondo la Sana, che parla di “gruppo terroristico” in azione contro Abbas, responsabile della cronaca locale, si tratta di una “nuova aggressione contro la stampa nazionale”. L’attivista, reporter e disertore dell’esercito siriano Yusuf al-Bushi è morto invece nell’esplosione di una bomba nel sobborgo al-Tal di Damasco. Lo riporta l’emittente televisiva Al-Arabiya sul proprio sito web. Al-Bushi forniva informazioni sugli scontri alla stessa testata, oltre che a numerose organizzazioni internazionali.Venerdì, tre giornalisti di una tv pubblica siriana sono stati rapiti dai ribelli , mentre erano al seguito di truppe governative poco fuori Damasco.  fonte

Con queste ultime vittime sale così a 27 il bilancio dei reporter morti in Siria quest’anno (18 locali e 9 stranieri). All’elenco sono da aggiungere anche ventinove blogger.

La troupe siriana rapita: fra loro anche il cameraman ucciso [il video]

E’ stato “ucciso dai terroristi” il cameraman Hatem Abu Yahiya, rapito insieme alla troupe della tv Syria News nella provincia di Al Tal, nei pressi di Damasco. Lo ha riferito uno dei due canali della tv di Stato, al Ikhbariya (Syria News), aggiungendo che gli altri ostaggi, tra i quali la giornalista Yara Saleh, stanno bene. La Saleh, lo stesso Abu Yahiya e il fonico (tutti sequestrati dai ribelli venerdì scorso mentre “coprivano” le operazioni dei governativi) erano apparsi in un video amatoriale girato dai ribelli anti-regime in cui affermavano di stare bene ma di essere esposti ai “bombardamenti indiscriminati” delle forze governative ad Al Tal, sobborgo dove sarebbero stati detenuti. Le due condizioni che i ribelli siriani anti-regime pongono al governo perché gli operatori tv possano tornare a casa sono la fine degli attacchi sulle abitazioni civili e la fine dell’assedio del quartiere a nord di Damasco. “Li trattiamo come meglio possiamo e sono nostri ospiti, non sono stati rapiti – ha detto un ufficiale delle forze di opposizione – Accompagnati da membri dell’Esl, i giornalisti hanno ripreso immagini della distruzione causata a Tal dai gruppi criminali terroristi del regime”. fonte

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