Se vengono pubblicati i nomi degli indagati

Sandro Ruotolo è un amico e un collega bravo, oltre che serio. Ma stavolta, forse sotto santorite acuta, ha avuto una scivolata clamorosa. Non solo ha ripreso la casa del presunto mostro (poi prosciolto) ma su Twitter ha pubblicato in presa diretta nome e cognome dell’indagato quando stava ancora sotto interrogatorio provocando la reazione scomposta di chi abita nel quartiere di Brindisi dove è stato compiuto l’attentato alla scuola. Poi non ce la possiamo prendere con quei magistrati disinvolti che spifferano spesso tutti i segreti istruttori. Oltretutto c’è un errore successivo: nonostante l’indignazione generale non ha tolto i tweet così ognuno può ancora leggerli. Mentre su Facebook ha difeso la sua scelta Perchè “lo sapevano tutti”.

“Twitter, Facebook, ecc. permettono a tutti di pubblicare notizie. E a tutti di diventare per un attimo sciacalli dietro una tastiera. Poi si dirà: “compagni che sbagliano”, ma di fondo c’è un’idea di giornalismo, di comunicazione “democratica” che mi fa orrore. La caccia alle streghe è sempre stata “democratica”, anche se poi processi e roghi li organizzava l’Inquisizione: col web 2.0 siamo tutti inquisitori? (P.S. le “pecette” rosse le ho messe io, per quel poco che serve…)  Dean Buletti (da Facebook)

Chiara Sguerso Che lo facciano “tanti” pazienza, ma che lo faccia un giornalista che dovrebbe rispettare un codice deontologico, perdipiù uno come Ruotolo che avrebbe la pretesa di fare informazione seria, è abominevole

Luca Pretti   Ieri in un servizio televisivo si vedevano dei vicini piuttosto “alterati” che volevano sostituirsi alla giustizia. Mi sono per un attimo immedesimato in quel tipo, fino a prova contraria innocente, con la mia casa sbattuta in faccia a tutta la rete. Ho pensato che quella persona ha una bambina di un anno e mezzo. E poi tu sei diverso da questo tipo di giornalismo. Sei sembrato un pò in “ansia da prestazione”. Non è da te.

Maria Teresa Zonca le fonti, Sandro, le fonti… sei scivolato su una buccia di banana esattamente come accade a molti inviati, che non conoscono il territorio e gli investigatori del posto… se hai dato per certo quel nome, un po’ ti sei fidato delle persone sbagliate, un po’ ti sei fatto inghiottire dal meccanismo dei social del tutto subito… dovresti saperlo che la fretta porta solo a tanti guai… il giornalismo serio ha da sempre bisogno di tempo… i polveroni li hanno già fatti i politici su questo caso, la nostra categoria ha dato fiato alle trombe: pareri subito senza conoscere i fatti, è così che si crea allarmismo… le opinioni si fanno al bar sport, la nostra categoria non può permettersi di perdere credibilità, c’è già un sacco di confusione, ci sono già troppi blogger e smanettatori di fb e twitter che credono di avere la verità in tasca… non facciamo gli idioti anche noi…

“Anche un giornalista serio come Sandro Ruotolo finisce per inciampare su twitter. Come cavolo gli è venuto in mente di improvvisarsi Investigatopo, fare nomi e cognomi di semplici sospettati (neppure indagati), dire dove abitano e pubblicare perfino la foto dei brindisini interrogati dalla polizia? Questi hanno rischiato di finire linciati e questo cinguetta”. Selvaggia Lucarelli (da Facebook)

E qui c’è lo scivolone indiretto. Con tutta la simpatia, chi si occupa (bene) di gossip potrebbe evitare di addentrarsi nella cronaca. Perchè pubblicando la schermata dei tweet di Ruotolo non ha fatto che rilanciare, visto il seguito che ha, nomi e cognomi. Ma ormai non ci sono più confini, nè decenza, visto (come dice proprio lei) che si chiede un parere sul movente anche ad artisti e saltimbanchi.

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3 thoughts on “Se vengono pubblicati i nomi degli indagati

  1. Basterebbe vedere le reazioni di tal figuri se pubblicati fossero i loro nomi.. magari sotto la dicitura di maniaci sessuali… sono sicuro che invocherebbero la privacy e quant’altro fin’anche il capo dello stato.. partecipando a ogni trasmission possibile…

  2. Il giornalista Sandro Ruotolo, volto noto dei programmi di Michele Santoro,è stato ascoltato dall’Ordine dei giornalisti del Lazio per valutare se da parte sua ci sono state violazioni del codice deontologico nella copertura dell’attentato alla scuola Morvillo-Falcone di Brindisi. Nelle ore in cui la Procura di Brindisi stava interrogando la persona sospettata di essere l’autore dell’attentato, che da lì a poi sarebbe stata rilasciata, Ruotolo ne rese note su Twitter nome e cognome. Il suo tweet scatenò dure polemiche in rete per quella che a molti sembrò una violazione della privacy nei confronti dell’uomo sospettato e poi rivelatosi estraneo ai fatti.

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