La cronaca ai tempi di Twitter

Ci sono vicende capaci all’improvviso di segnare un nuovo capitolo nella storia dell’informazione. Ottant’anni fa, proprio in questi giorni, il rapimento e la morte negli Usa del figlio di due anni dell’eroe dei cieli Charles Lindbergh fu l’evento che diede vita al giornalismo-spettacolo applicato agli omicidi. Vent’anni dopo la stessa febbre da cronaca nera investì l’Italia con il caso di Wilma Montesi. Il dramma del piccolo Alfredino Rampi, 30 anni fa, cambiò per sempre il racconto in diretta Tv. E ieri la vicenda di Rossella Urru, con il suo auspicato epilogo felice ancora da scrivere, potrebbe aver segnato un momento di svolta nella giovane storia dell’informazione italiana nell’era del Web, di Twitter e Facebook. È stata una giornata di entusiasmi e docce fredde sulla Rete. Prima la gioia: «Una vittoria nata sul Web». Poi, con il passare delle ore, la prudenza, l’incertezza e le prese di distanza: «Se la notizia della liberazione fosse falsa, non date la colpa a Twitter». Una difesa d’ufficio legata al fatto – qui sta la novità – che il social network più di moda del momento sta diventando anche in Italia, come lo è già da tempo in America, il canale privilegiato dell’informazione in tempo reale. E ieri il suo popolo ha avuto la conferma che una voce non verificata non diventa «notizia» solo perché la rilanciano («retweet») migliaia o milioni di persone. A fare la differenza, rispetto alla mole di altre vicende che ogni giorno vengono raccontate e commentate negli spazi «social» digitali, è stato lo straordinario livello di coinvolgimento emerso negli ultimi giorni sul caso Urru. Fiorello, i cui messaggi e video su Twitter raggiungono all’istante 540 mila persone, è stato tra i più attivi nel lanciare la mobilitazione per chiedere la liberazione della cooperante italiana e ieri mattina è stato tra i primi a esultare: «È il caso di dire hip, hip URRUUUU’!!!!», recitava un suo messaggino.  segue  Marco Bardazzi La Stampa

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2 thoughts on “La cronaca ai tempi di Twitter

  1. Era da tempo che pensavo di scrivere un’articolo sulla rete e sui meccanismi di amplificazione che possono degenerare nella disinformazione più assoluta… a questo punto penso che dovrò proprio farlo perché è importante far capire come alla base di queste situazioni ci sono comportamenti che sono SEMPRE esistiti ma che assumono un nuovo significato all’interno del canale digitale. Non è quindi su quest’ultimo che dobbiamo lavorare ma sul senso di responsabilità e sullo spirito critico.

  2. sara’ sicuramente interessante visto che ci pensi da tanto tempo ma spero che sia un articolo senza apostrofo…

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