“Sì, ne vale ancora la pena”

Stralcio del discorso tenuto il 10 novembre 2010 da Marie Colvin nella chiesa di St. Bride a Londra, durante una funzione in memoria dei reporter inglesi morti in guerra (Traduzione Fabio Galimberti)

Sono stata corrispondente di guerra per gran parte della mia vita professionale. È sempre stato un mestiere difficile, ma la necessità di reportage obiettivi dal fronte non è mai stata forte come oggi. Raccontare una guerra significa cercare di trovare la verità in un turbine di propaganda, mentre eserciti, tribù o terroristi si combattono fra loro. E sì, significa correre dei rischi, e spesso farli correre anche alle persone che lavorano con te. Nonostante il linguaggio edulcorato sulle bombe intelligenti, lo scenario sul terreno è più o meno lo stesso da centinaia di anni: crateri; case bruciate; corpi mutilati; donne che piangono per i figli e i mariti morti; uomini che piangono per le loro mogli, madri, figli. La nostra missione è raccontare questi orrori senza pregiudizi. Dobbiamo sempre chiederci se il rischio è commisurato alla storia da raccontare, essere capaci di distinguere il coraggio dall´incoscienza. I giornalisti di guerra devono prendere scelte difficili. A volte pagano il prezzo più alto. (…)

Molti di voi probabilmente si saranno chiesti o si staranno chiedendo ora: tutto questo vale la perdita di vite umane, la sofferenza, il dolore? Siamo davvero in grado di cambiare qualcosa? È una domanda che mi sono fatta quando sono rimasta ferita. Un quotidiano titolò: Marie Colvin non si sarà spinta troppo oltre? La mia risposta, allora come adesso, è che sì, ne vale la pena. Andiamo in zone di guerra remote per riferire quello che sta succedendo. Il pubblico ha il diritto di sapere quello che il governo e le forze armate stanno facendo in nome nostro. La nostra missione è dire la verità. (…) L´essenza del giornalismo di guerra è sempre quella: qualcuno deve andare laggiù e vedere cosa succede. La vera difficoltà è avere abbastanza fiducia nell´umanità da credere che ci sia gente a cui interessa quello che scrivi. Noi abbiamo questa fiducia perché siamo convinti di poter fare la differenza.

2 risposte a "“Sì, ne vale ancora la pena”"

  1. Spesso me lo sono chiesta pure io.Cosa potrebbe fare l’uomo durante una guerra se non ci fossero i Testimoni.
    Credo che il suo occhio bendato avesse un significato preciso “posso vedere lo stesso,me ne basta solo uno”

  2. da Giorgiusgam

    Wounded journalists in Syria, Edith Bouvier and Paul Conroy, plead for help in YouTube videos

    VIDEO: http://youtu.be/_9v2x5EouS8

    VIDEO: http://youtu.be/d15GLNHYF-c

    Two French journalists wounded in the same Syrian attack that killed Sunday Times reporter Marie Colvin and French photographer Rémi Ochlik, posted a pair of YouTube videos on Thursday, pleading for help from their government.
    Edith Bouvier, a reporter for the French newspaper Le Figaro, and Paul Conroy, a freelance photographer, asked to be allowed to leave the city of Homs, where the attack occurred. Other activists who spoke in the video appealed to the French government and Red Cross to evacuate them… MORE: http://yhoo.it/znhDlD

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