Siria, ancora bombe contro i giornalisti: muoiono una reporter americana e un fotografo francese

Giornalisti occidentali uccisi in Siria. La tv satellitare al-Jazeera riferisce che una giornalista Usa e un giornalista francese, insieme ad altri reporter locali, avrebbero perso la vita a Homs quando l’edificio in cui si trovavano, nel quartiere di Bab Amro, è stato fatto bersaglio di cannoneggiamenti. La fonte citata dalla tv sono alcuni attivisti locali. Le vittime Marie Colvin, americana del SundayTimes e il fotografo francese Remi Ochlik. I due, ha riferito Omar Shaker, sono stati uccisi da una bomba caduta su un centro stampa allestito dai ribelli nel quartiere di Bab Amr, assediato dai lealisti siriani dal 4 febbraio scorso. Un testimone ha riferito alla Reuters, parlando al telefono, che l’abitazione dove i due si trovavano è stata colpita da proiettili d’artiglieria, e che i giornalisti sono stati poi centrati da un razzo mentre fuggivano. Entrambi erano sperimentati reporter di guerra in Medio Oriente e altre parti del mondo.


Le vittime.
Marie Colvin aveva 54 anni, era considerata una delle reporter di guerra di maggiore esperienza al mondo. Ha seguito tutti i principali conflitti internazionale. Negli ultimi 20 anni ha coperto come inviata molte guerre e rivolte, compresi i conflitti in Iraq, in Cecenia, l’Intifada palestinese e le violenze in Sri Lanka, dove nel 2001 rimase ferita gravemente da una scheggia di granata e perse un occhio. In quell’anno fu insignita del premio come miglior inviato estero dell’anno della stampa britannica.  Remi Ochlik, 28 anni, fotografo free-lance per diverse testate tra cui Le Monde, Paris MatchTime Magazine The Wall Street Journal, nel 2005 aveva anche creato la sua propria agenzia fotografica Ip3 Press. Nato a Thionville, nell’est della Francia, ha coperto nel 2011 le rivoluzioni in Tunisia, Egitto e Libia. L’anno scorso ha vinto il Gran Prix Photo Jean-Louis Calderon per tre fotoreportage. Lo scorso 10 febbraio, Ochlik era tra i vincitori del World Press Photo, il più prestigioso premio di fotogiornalismo, per una foto scattata in Libia durante la rivoluzione. Remy Ochlik, solo poche settimane fa, ricordava in un articolo sul settimanale Paris Mach, l’ultima giornata che aveva trascorso a Homs con il reporter francese Gilles Jacquier, anche lui ucciso in Siria lo scorso 11 gennaio.

Morto nell’attacco anche un famosissimo video-blogger siriano, Rami al-Said di 27 anni. Attraverso il circuito Bambuser trasmetteva le immagini della rivolta in tutto il mondo. E’ sicuramente da inserire anche lui fra le vittime di quella che ormai è una sanguinosa guerra civile. Le vittime in Siria sono, dunque, già sei.

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3 thoughts on “Siria, ancora bombe contro i giornalisti: muoiono una reporter americana e un fotografo francese

  1. Ricordate? Quando muore uno di noi In questo strano, e sempre più pericoloso, mestiere non ci sono distinzioni di nazionalità o di ruoli. E’ un fratello che muore per quella voglia irrefrenabile di raccontare i mali del mondo e tutti ne piangiamo la mancanza. Allora guardi le facce per ricordare se ci sei stato fianco a fianco e spesso le riconosci. Non credo di aver mai incrociato Marie, anche se abbiamo condiviso le stesse strade, ma la ricorda benissimo invece il mio amico Paolo Carpi. Invece io ho memoria di quel ragazzino Rèmi che andava in giro con un foulard bianco come tutti i reporter francesi. Guardare le sue foto, compresa quella che ha vinto il World Press Photo, è come tornare nel deserto libico dietro gli shabab. Perchè Rèmi ha visto quello che ho visto io, magari in tempi diversi ma lo ricordo bene la sera in albergo a Bengasi quando si tornava. Già, un’altra abitudine del “grande circo” che talvolta si rivela fatale: stare tutti insieme. Ci si sente protetti e invece si diventa bersaglio di chi non vuole testimoni.

  2. È stata una giornata movimentata per i due giornalisti Edith Bouvier e Paul Conroy, rimasti feriti sei giorni fa sotto l’ennesimo bombardamento a tappeto delle forze lealiste siriane su Homs. Nel pomeriggio, dopo diverse versioni contrastanti, è arrivata la conferma ufficiale dal governo libanese: «I giornalisti sono arrivati nella notte in Libano e sono sani e salvi – ha precisato un funzionario – Conroy su trova nell’ambasciata britannica in buone condizioni. Bouvier è anche lei in Libano ma non abbiano informazioni sul luogo esatto dove si trovi». Poco dopo è arrivata la rassicurazione del presidente francese Nicolas Sarkozy che si è detto «molto contento che l’incubo sia finito», ma è stato nuovamente smentito dal Figaro, il giornale con cui collabora Bouvier. «Edith non è in Libano, è tuttora in Siria», fanno sapere dalla direzione attraverso l’agenzia France Presse. L‘appello

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