Reportage da Homs, dov’è morto Gilles

(…) Pur di raggiungere Homs, chiusa al mondo da quasi un anno, Jacquier aveva accettato di partire “embedded” e di raccontare la pagliacciata di un comizio inneggiante ad Assad, in una città dove il presidente è odiato più del diavolo. Chi ha lanciato i razzi contro il suo pullmino era probabilmente all’oscuro che all’interno vi fossero giornalisti venuti dall’estero. Sempre che a sparare le granate non siano stati i sicari di Damasco. In Siria, noi siamo entrati illegalmente l’altra notte, attraversando un valico dalle colline del nord del Libano. Abbiamo percorso una cinquantina di chilometri, prima lungo stradine di campagna, poi, una volta entrati a Homs, attraverso un’infinità di deviazioni per aggirare i posti di blocchi, i carri armati dell’esercito e le strade presidiate dai cecchini. “Le forze di sicurezza controllano solo le autostrade, ma il resto del Paese è nostro”, sosteneva per farci coraggio Youssef, il ragazzo dai capelli lanosi che ci ha scortato dalla frontiera libanese all’ingresso della città, dove siamo stati consegnati, assieme a uno zaino carico di telefoni satellitari, nelle mani di Shadi, un omone con i baffi da tricheco, disertore da tre mesi. (…) Piero Del Re Repubblica

Mi sono emozionato a leggere questo racconto. Piero, come me, non è più un ragazzino ma gli tocca (vuole) ancora girare. “Che vuoi fare, questo mestiere ti resta dentro fino alla morte”. E spesso non è un modo dire. L’ultima volta siamo stati insieme in Libia, la sera a Bengasi ci incontravamo dopo essere stati durante il giorno negli stessi posti (Brega, Ras Lanuf…) senza mai incontrarci. Poi ancora all’aeroporto, lui partiva per una destinazione, io per un’altra.  Adesso si è andato a ficcare in un posto infernale come Homs dove non c’è nessuna garanzia, ma proprio nessuna, di tornare. La parte che, appunto, mi ha più emozionato riguarda il racconto di come è entrato in Siria, passando per il Libano. Mi tornano alla mente i miei ingressi clandestini in Albania dalla Grecia durante la rivolta oppure proprio in Libia passando dall’Egitto e chissà quante altre volte che ho rimosso. Quando ti dicono “vai” non conta nient’altro, devi arrivare e basta (prima possibile). Lui ce l’ha fatta e gli sono vicino. Che Dio dal cielo e quel bestione sulla terra lo proteggano. Concludo con un’eresia: un pò lo invidio. Ma non ditelo in giro, sennò mi prendono per matto.

Annunci

One thought on “Reportage da Homs, dov’è morto Gilles

  1. Pingback: Se muore uno di noi | La Torre di Babele

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...