Ucciso da un razzo un giornalista francese in Siria

È di almeno otto morti, tra cui un giornalista francese (e non due belgi come appreso in un primo momento) il bilancio, purtroppo ancora provvisorio, del lancio di un razzo esploso ad Homs, nel centro della Siria, durante una manifestazione. Nella città epicentro della rivolta anti-regime almeno venticinque persone sarebbero rimaste ferite e tra queste anche un altro reporter (olandese). Il giornalista ucciso è Gilles Jacquier, reporter di France 2 che ha ricevuto due volte il Premio Ilaria Alpi, l’ultimo nel 2011. Lo ha confermato la stessa emittente d’Oltralpe e ora il governo di Parigi, condannando l’uccisione, chiede alle autorità siriane di fare piena luce sull’accaduto. Gilles aveva vinto  l’ultimo premio Alpi con il reportage “Tunisie, la révolution en marche”, nel quale raccontava i dieci giorni passati con la sua troupe nella città di Kasserine nell’interno del paese al seguito dei giovani rivoluzionari. video

Quando muore uno di noi. Non importa la nazionalità e neppure il ruolo: può essere un fotografo o un fonico, un operatore o un producer: uno di noi. E allora ti accorgi che stai in mezzo a una guerra vera, dove sparano sul serio, non è un film, e se non capita a te ma a qualcun altro è solo casualità, destino. Inutili i giubbotti antiproiettile, le scorte, la prudenza, il mestiere, tutto il resto. Se ti arrivano granate o colpi di cannone o killer assetati di vendetta o guerrieri disperati e impauriti c’è poco da difendersi. Neppure il buonsenso basta perchè la storia è piena di passi molto riflessivi e poi l’incursione improvvisa, l’attacco a sorpresa e tu ti ritrovi lì, a un soffio dalla fine. Chiunque di noi si è trovato spesso in difficoltà. Ma nessuno di noi è un eroe nè ha la vocazione di diventarlo. Si va in guerra, sembra banale, come si va in qualsiasi altra parte del mondo a “raccontare”: può essere una festa e può essere l’inferno. La cosa strana è che continuiamo a sentirci dei privilegiati, solo per il fatto di stare in mezzo all’evento, occhi e anima di tutti gli altri. Molti purtroppo pagano irrimediabilmente la grande curiosità, questa voglia di capire.  (Scritto qualche anno fa)

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