Nessuno ne parla, ma intanto sono stati uccisi altri due giornalisti: uno in Brasile, l’altro nelle Filippine

A General Santos City, nelle Filippine, è stato ucciso a colpi di arma da fuoco Christopher Guarin, 42 anni, editore del giornale Tatak News. L’agguato è avvenuto giovedì sera mentre Guarin, sua moglie e il figlio erano nella loro berlina Kia Pride lungo la via Conel. Guarin stava guidando quando l’auto è stata affiancata da una moto: uno dei due killer gli ha sparato. Il giornalista è sceso dal veicolo correndo sulla strada ma è stato nuovamente colpito. Gli investigatori non hanno ancora escluso la possibilità che l’uccisione sia legata al lavoro di Guarin, ma non escludono altre ipotesi, come una vendetta personale. Christopher Guarin, popolare conduttore radiofonico, è il primo giornalista ucciso quest’anno nelle Filippine, il decimo sotto l’amministrazione Arroyo. Secondo l’Unione Nazionale dei Giornalisti delle Filippine Guarin aveva ricevuto numerose minacce, l’ultima  letta durante la sua trasmissione, un’ora prima di morire.

Il giornalista brasiliano Laécio de Souza è stato ucciso pochi minuti dopo aver ricevuto minacce sul suo telefono cellulare. Si presume che sia stato vittima dei trafficanti di droga a Salvador, capitale dello stato di Bahia. Souza, che lavorava alla stazione radio FM Sucesso, aveva intenzione di candidarsi alle prossime elezioni per il consiglio comunale. video  E sono quattro i reporter morti finora nel 2012.

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6 thoughts on “Nessuno ne parla, ma intanto sono stati uccisi altri due giornalisti: uno in Brasile, l’altro nelle Filippine

  1. senza ironia e senza sentimentalismo,,,
    stanno diventando così tanti che bisogna far finta di niente come per i bambini che muoiono di fame

    • Ma io non posso far finta di niente. La cosa strana che nessuno – neanche i siti pi specializzati e famosi – seguono in maniera cos approfondita le vicende dei reporter nel mondo.

  2. Certo che tu non puoi! Ma la tua professionalità e indipendenza è un picco, non la media.
    Il mainstream è addomesticato, dà notizie funzionali al sistema in cui è inserito. Persone che muoino facendo il loro lavoro hanno scarsa rilevanza nei progetti globali.
    Ti dico una cosa che mi ha seccato molto. Seguo il rebus della scomparsa dell’imam Mussa Sadr; trovo mesi fa la notizia che Fausto Biefani Olevano che stava promuovendo il suo libro inchiesta sul caso, dopo essere stato in Libano, un giorno è stato trovato morto in casa.
    La notizia viene data da un’amica all’ Ansa Beirut (!) , i giornali italiani la riportano , alcuni la definiscono morte sospetta, annunciano che sarà fatta l’autospia . Poi più niente.
    Ma io come lettore ho diritto di sapere se è stata naturale, provocata o… se c’è un segreto sui risultati.
    Allora mi chiedo, come mai io, lettore, ho questa curiosità e quei giornalisti che han fatto i servizi sulla notizia no?
    Era un freelance dell’informazione, magari non un professionista, non so, ma anche solo avere il sospetto che non sia stata morte naturale indurrebbe a non far finta di niente!

    • Sono d’accordissimo. Se fossi stato ancora in Libano avrei certamente indagato. Hai ragione su tutto. E non dimenticare che ormai si fa tutto dal desk, i reporter vecchio stampo non esistono quasi pi. Dunque la morte di un reporter una notizia come un’altra, anche per chi fa (?) questo mestiere.

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