Si muore anche nella Repubblica Dominicana

Ha fatto una fine terribile, José Silvestre, giornalista dell’emittente televisiva Caña Tv della Repubblica Dominicana. Lo hanno ritrovato morto con due proiettili in pancia, nella città di La Romana, nell’est del paese. Ore prima, nel corso della stessa giornata, quattro persone avevano assistito al suo pestaggio. Tramortito, era stato caricato su un furgone, diretto verso il luogo dell’esecuzione. Rispetto a ciò che accade nella vicina Haiti (con cui divide l’isola di Hispaniola), la Repubblica Dominicana sembra un paese sereno. Per gli haitiani è l’Eldorado, per i giornalisti è l’inferno. A José Silvestre il messaggio era già arrivato, forte e chiaro.  A maggio, per aver accusato il procuratore José Polanco Ramírez di essere legato a una rete di narcotrafficanti, era stato denunciato per diffamazione e ignoti avevano esploso colpi di arma da fuoco contro la sua abitazione. A far pensare a un sistema molto complesso di connivenze e complicità è il fatto che, sempre a maggio, il Sindacato nazionale dei lavoratori della stampa aveva chiesto alla polizia di istituire un programma di protezione per garantire l’incolumità di José Silvestre.  Per risposta, il silenzio. Interpretato da mandanti e assassini come un via libera.Nei primi sette mesi e due giorni del 2011, 30 giornalisti della Repubblica Dominicana vittime di aggressioni e intimidazioni, uno assassinato. Il motivo, sempre lo stesso: aver portato alla luce le collusioni tra affari, politica e narcotraffico.

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