Trovato morto il reporter dello scandalo

Nell’allucinante storia di squali (britannici) ci mancava solo il morto. Adesso c’è: è Sean, il reporter che ha denunciato lo scandalo. Per il resto già c’era tutto. Il caposqualo con annessi figlio e prediletta, il vertice della superpolizia di Londra, bugie e corruzione. In una botta la clamorosa vicenda di News of the World ha fatto saltare un sacco di miti. Intanto quello del potentissimo Murdoch che pareva potesse comprare tutti e tutto. Poi quello della rosso-fiamma Rebecca simbolo di tutte le cattivissime working girl del mondo. Per non parlare della celebratissima ineffabile Scotland Yard. Infine, il tanto decantato supergiornalismo investigativo inglese. Certo, che se la nostra (cioè italiana) macchina del fango producesse gli stessi effetti, sai che strage.

Sean Hoare, l’ex reporter del “News of the World“, che è stato il primo giornalista ad aver accusato Andy Coulson di essere al corrente delle intercettazioni illegali compiute dal suo staff, è stato trovato morto stamattina nella sua casa di Watford.  Amico personale di Coulson, aveva lavorato sia al “Sun” che al “NOTW”, prima di essere mandato via per i suoi problemi con droga e alcol. La polizia dell’Hertfordshire non ha ancora confermato la sua identità. “La causa della morte non è ancora stata stabilita, ma non sarebbe ritenuta sospetta. Le indagini della polizia proseguono”, si legge in una dichiarazione delle autorità. Hoare disse mesi fa al “New York Times” che non solo Coulson sapeva delle intercettazioni illegali compiute dal “News of the World”, ma che avrebbe incoraggiato i suoi giornalisti a intercettare i cellulari dei personaggi famosi per ottenere notizie in esclusiva.  In una successiva intervista alla BBC, ha poi aggiunto che Coulson gli ha chiesto esplicitamente di effettuare intercettazioni. All’epoca, una portavoce di Downing Street dichiarò che Coulson negava in modo più assoluto le accuse, e che “non ha mai approvato l’uso delle intercettazioni, né era a conoscenza del fatto che queste fossero utilizzate come strumento giornalistico”. La settimana scorsa, Hoare è tornato sotto i riflettori per aver dichiarato al “New York Times” che i reporter del “News of the Wrold” erano in grado di usare le tecnologie della polizia per localizzare le persone in base al segnale del loro cellulare. E questo grazie a tangenti pagate ai poliziotti. Spiegando i dettagli di questa tecnica (chiamata “pinging”) al “Guardian”, ha ammesso di aver avuto problemi con alcol e droga e di essere in disintossicazione. “Ma questo è irrilevante. C’è molto altro che sta per uscire fuori. Questo caso non è finito qui”. Nella stessa intervista, ha poi fatto il nome di un investigatore privato: “è probabile che voglia parlare. Un sacco di gente vorrà vuotare il sacco per pararsi il culo”.

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