La morte di Fabio Polenghi, un anno fa. La famiglia accusa Bangkok: “hanno ordinato di sparare”

“È passato un anno da quando l’hanno ucciso. Un anno di silenzio, di indifferenza: la Thailandia non ha alcun interesse a scoprire i veri colpevoli, le istituzioni italiane stanno a guardare. Eppure adesso ci sono le prove: il governo di Bangkok aveva chiesto ai militari di sparare contro le camicie rosse, di eliminare chiunque fotografasse e quindi desse al mondo le immagini della carneficina, del massacro che stava avvenendo per le strade della capitale. Per questo mio fratello Fabio è morto, e invece di giustizia dalla Thailandia mi è arrivata solo un offerta di soldi: prima mille euro e poi 24 mila come se fossimo al mercato e mio fratello merce in vendita”. Isa Polenghi, non dimentica. Era il 19 maggio quando suo fratello Fabio, fotoreporter, è stato ammazzato con un colpo al cuore mentre documentava l’assalto finale dell’esercito al campo delle camicie rosse. segue   Sua sorella ha creato un sito, Fabiopolenghi.org . L’obiettivo è quello di ricordare Fabio e il suo lavoro, attraverso le sue immagini che raccontano meglio di mille parole il suo amore per l’umanità e la giustizia. E in secondo luogo lavorare perché non si ripetano “tragedie come quella di Fabio. Perché chi vuole testimoniare, raccontare quello che accade nel mondo con impegno sociale e civile, non debba morire per questo”.

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