Egitto, la libertà è una finzione

“I tre anni di carcere comminati dal Tribunale Militare del Cairo al blogger  Maikel Nabil Sanad dimostrano che in Egitto non sono finite le pratiche autoritarie e illegali del regime, in particolare contro la libera espressione. Facciamo appello alle organizzazioni internazionali dei giornalisti perché si mobilitino a tutela dei colleghi dei Paesi dell’area del Mediterraneo dove sono in atto movimenti democratici. Non ci sarà vera democrazia senza libertà di espressione e di stampa“. Questo l’appello lanciato dall’esecutivo dell’associazione internazionale per la libertà di stampa ISF ( Information Safety and Freedom ) in un documento. “La condanna inflitta domenica a Maikel Nabil Sanad, è illegale perché, come sottolinea il suo avvocato Ali Atef, è stata comminata a un civile da un Tribunale Militare. Maikel è stato riconosciuto colpevole di “insulti all’Esercito “ per un articolo nel quale denunciava, come peraltro molti altri blogger,  violenze e torture perpetrate dai militari nei confronti dei manifestanti di piazza Tahir nel corso della rivolta che ha portato alla caduta di Mubarak e rappresenta un evidente intimidazione nei confronti di tutto il mondo dell’informazione egiziano.Ma il caso-Maikel è solo uno dei segnali del permanere di un clima autoritario in Egitto. Da tempo la televisione di Stato ha avviato una campagna di disinformazione e denigrazione dei manifestanti. Ogni giorno si parla di rivoltosi pagati 50mila dollari a testa per protestare, istruiti in istituzioni spionistiche americane ( come la Freedom House ), ecc. Questa vicenda lancia un grave allarme sui futuri assetti dei Paesi della sponda sud-est del Mediterraneo – conclude il documento di ISF. Se ai vecchi dittatori se ne sostituiranno dei nuovi e le aspirazioni di libertà e giustizia dei giovani saranno frustrate e represse, la primavera araba si concluderà in un inutile bagno di sangue che ha coinvolto anche la comunità internazionale e i nuovi equilibri non potranno che rivelarsi instabili. Spetta dunque alle organizzazioni umanitarie e alle istituzioni internazionali intervenire per tutelare il rispetto di quei diritti che sono imprescindibili come fondamento dell’istituzione di reali democrazie nell’area “. La rivoluzione continua

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