Che mondo sarebbe senza testimoni?

Già cento morti fra i reporter quest’anno. “Se si considerano anche i 14 scomparsi, salgono a 114. Spero che non si riduca tutto ad una statistica, e che questo “elenco nero” serva per capire. Che mestiere che ti sei scelto Pino! Ma forse non lo cambieresti con nessun altro al mondo, perchè malgrado tutto ne vale la pena. Anche se si rischia la pelle trovandosi in mezzo ad un conflitto a fuoco in uno sperduto angolo di mondo, o si è appositamente trucidati, perchè si ficca il naso in questioni, che qualcuno vuole restino oscure. Non so”. Walter

Bella domanda: perchè. Perchè si sceglie un mestiere dove bisogna anche mettere in conto la morte. La realtà è che non me lo sono mai chiesto. Sicuramente, come ho già scritto tante volte, nessuno di noi è un eroe nè ha la vocazione di diventarlo. Ricordo la prima volta – “Desert storm” – ma non fu una guerra vera. Il vero “battesimo” fu nei Balcani, quando si stava al fronte e vedevi i nemici che ti sparavano addosso, stavi sotto le bombe, ritrovavi i racconti dei genitori. In Croazia fu davvero difficile e pericoloso, con i cronisti che erano diventati addirittura bersaglio tanto che esorcizzavamo le paure giocandoci sopra (andava di moda una t-shirt con su scritto “Don’t shoot, press”). I morti fra i cronisti furono davvero molti, una strage, e ricordo come fosse adesso i funerali di colleghi di nazionalità diverse a cui partecipavamo tutti con grande dolore collettivo. Le paure furono così forti che molti cambiarono mestiere, nel senso che non misero più piede in terre di conflitti. Altri abbandonarono dopo la Somalia. Chi scrive, nonostante alcune grandi paure, è andato avanti perchè (ecco, perchè) ho sempre considerato una guerra un evento da raccontare, come altri. Talvolta andando addirittura a cercarlo come in Nagorno Karabach, solo perchè non c’era andato mai nessuno. Lo spartiacque dell’11 settembre ci ha poi portato tutti prima in Afghanistan e poi in Iraq. E come fai a non raccontare il mondo? Ormai andare lì equivale a un mezzo suicidio, ma quanto è stato interessante girare quei Paesi in lungo e in largo quando ancora si poteva farlo: entrare nelle case afghane e irakene per capire.  Sì, per capire: una situazione professionalmente e personalmente invidiabile. Io non so se c’è una risposta vera, ma senza dubbio ricomincerei tutto daccapo perchè, è vero, non esiste un mestiere più bello (non ci siamo fatti mancare niente, neppure la guerra lampo in Georgia). Anche questo l’ho già detto ma vale la pena di ripeterlo: mi sono sempre sentito un privilegiato, testimone della storia. L’aver vissuto direttamente i cambiamenti di questo strano pianeta abitato da stranissimi esseri mi fa sentire ricco, molto ricco. Questa forse, in sintesi, è la risposta.

(Poi ci sono quelli finti, che si attaccano l’etichetta di “inviato di guerra” per darsi un tono ma si riconoscono  subito, non mi interessano. Mi sento molto vicino invece ai cronisti che muoiono per raccontare il proprio Paese. Muoiono in Messico per raccontare i narcos, si muore in Italia per raccontare la mafia. E non è solo questione di coraggio, ma di anima. Che mondo sarebbe senza testimoni? Insomma, qualcuno dovrà pur farlo questo sporco lavoro).

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9 thoughts on “Che mondo sarebbe senza testimoni?

  1. Pingback: Già cento reporter uccisi quest’anno | InQuestoMondoDiSquali

  2. Mi viene in mente una frase (diventata il mio motto) scritta in un libro di Paulo Coelho: “La barca é più sicura nel suo porto. Ma non é per questo che le barche sono state costruite”. Penso che ciascuno di noi debba seguire la propria natura, la propria strada (anche se ciò significa allontanarsi dalla sicurezza del porto). Elisangela

  3. Come si puo’essere razionali e concreti quando si mette la propria vita al servizio della verita’.
    Poi nessuna altra parola come Verita’,è stata piu’ disconosciuta, bistrattata,malmenata,uccisa.Insieme a chi fa il vostro mestiere.Impavidi senza riconoscimento,spesso disprezzati da chi fa lo stesso mestiere, solo per mere questioni di ideologia o di padrini.Per raccontare a chi spesso,sta dall’altra parte ,e segue le guerre come un reality.

  4. La conoscenza è la vera ricchezza con i pro e i contro del caso…vedere, sapere, riportare al mondo ciò che si vede è una scelta…viaggiare apre la mente, comunicare diventa indispensabile, il rischio fa parte della scelta…il mondo è fortunato ad avere dei testimoni che sfidano anche la morte….a volte sento frasi realmente stupide…” I reporter in missione guadagnano un sacco di soldi, per questo ci vanno!”…Sbagliato, lo fanno per raccontarci cosa succede “davvero”….la vita non ha prezzo, ma bisogna darle un senso…i reporter, testimoni degli avvenimenti che passeranno alla storia….sono individui che sfidano la paura nell’unica forma possibile…affrontandola…sono parte stessa della storia che in futuro i nostri figli leggeranno sui banchi di scuola…Da parte mia un grazie ai giornalisti che si muovono verso l’ignoto, a loro rischio e pericolo….dando un senso anche alla morte laddove sopraggiungesse…a volte mi chiedo se il sonno dei reporter di guerra è disturbato dalle immagini che ci raccontano…quanto si deve essere forti per raccontare la guerra e la devastazione che la sostiene…quanta adrenalina si brucia mentre si guarda uno scontro a fuoco….quanto è difficile ritornare nel mondo artefatto e insulso che tutti conosciamo…Chapeau ai cento giornalisti deceduti per la storia, colpiti perché sapevano troppo!…Stai sempre molto attento Pino, sei un uomo ricco, tu sai tante cose….

    • A parte che, appunto, la vita non ha prezzo ma giusto per chiarire definitivamente… andare al festival del cinema di Cannes è sicuramente più redditizio che andare, che so, a Najaf.

  5. Sara’ piu redditizio andare a Cannes ma non piu’ arricchente.Perchè i mille odori ,sapori ,dolori ,paure che sicuramente chi è stato in uno scenario di guerra ha sentito,mai si potra’ percepire nel mondo patinato del cinema.Certo che lo schermo puo’ aiutare a far capire, ma non è di questo che stiamo discutendo.Ma del coraggio di chi ,senza pensarci un attimo ,si mette al servizio del mondo come testimone.Quante cose sono state comprese attraverso il racconto da mondi lontani,di cui a malapena si conosceva la posizione geografica.Quanti giornalisti possono vantarsi il diritto di dire “io l’ho visto ,ho rischiato,l’ho raccontato”.E tutto questo per la paga? Ma le redazioni sono piene di penne che raccontano cio’ che hanno sentito…..

  6. Infatti intendevo redditizio sul piano economico, un aspetto che i…gabbiani non hanno mai considerato molto. Parlavo di ricchezza di conoscenza, di rapporto con gli altri, anche con gente distantissima (non solo geograficamente) da noi, di cultura. Sono orgoglioso di aver passato serate con africani iraniani filippini thailandesi messicani americani irakeni e anche russi austrialiani e cinesi. Nessun turista, neppure il più ricco del mondo, potrà avere il privilegio che hanno avuto quelli che fanno il mio mestiere.

  7. Già, che mondo sarebbe senza testimoni.
    Un mondo dove i fatti e la storia la scrivono solo i vincitori. E’ facile scrivere la storia senza testimoni scomodi.
    E voi Reporters, siete scomodi.
    Troppi sono oltre 100 morti (anche uno). Vuole dire anche, troppi avvenimenti scomodi che non si vogliono raccontare.

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