Le verità indicibili

Scontro nel corso della conferenza stampa di Denis Verdini in corso nella sede del Pdl a via dell’Umilta’. La tensione sale quando una giornalista dell’Unita’ chiede conto a Denis Verdini di alcuni assegni versati per il Giornale di Toscana. La giornalista domanda di avere dei dettagli ma a risponderle e’ Giorgio Stracquadanio, deputato del Pdl seduto in prima fila: ‘Signora sta dicendo una montagna di cazzate’. Pronta la replica della cronista: ‘Le cazzate le dira’ lei, tenga a posto le parole’. La cronista , Claudia Fusani, fa per ripetere la domanda al coordinatore del Pdl ma subito interviene strillando Giuliano Ferrara, direttore del Foglio: ‘Adesso basta – grida alzandosi in piedi – perche’ non chiedete a lei come mai e’ passata da Repubblica all’Unita’ in condizioni ancora da chiarire. La Fusani – attacca Ferrara – che da’ lezioni di moralita’! Siamo in uno Stato di polizia’. Parole, quelle del direttore del Foglio, pronunciate mentre abbandona la sala della conferenza stampa. (Ansa)

Ho notato che tra i rinforzi della nuova Unità c’è una collega ex Repubblica, come Claudia Fusani, che da qualche tempo non scriveva su quel giornale, lo stesso di provenienza di De Gregorio/Cecioni, perché coinvolta nella brutta vicenda Pollari, Mancini, Pompa, “Betulla” / Farina, insieme all’altro cronista di giudiziaria, Luca Fazzo. Quest’ultimo è stato cacciato perché aveva motivato le sue telefonate informative alla Banda Sismi come un tributo alla salvezza del Paese. La Fusani, idem come sopra, aveva resistito almeno nello stipendio per una diversa motivazione: avvisava i compagni di merende del Sismi al fine di salvaguardare una fonte preziosa per il suo giornale. Dal che si deve dedurre epigraficamente che conta più la Repubblica della Repubblica Italiana. Bene, Fazzo è al Giornale, la Fusani responsabile della giudiziaria all’Unità. Per la seconda, che vorrà dire? (Oliviero Beha)

Le verità indicibili sono almeno altre tre. Il cdr di Repubblica non diede alla Fusani la possibilità di difendersi dal processo segreto, intentatole dalla polizia politica interna dei commissari Bonini e Davanzoni ai tempi del Pompa-gate. Giulianone Ferrara, ex socio di Verdini, proprio in quei giorni fece outing confessando di aver preso soldi dalla Cia “che mi venivano consegnati in una busta gialla”. I giornalisti che prendevano notizie avariate da Pio Pompa, “l’orecchio di Pollari”, erano più d’uno in tutto il gruppo Espresso. Alcuni sono stati salvati, altri sommersi. (Dagospia)

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