Questione di scoop

Tecnicamente è uno scoop. Mettere le mani su  107 mila rapporti riservati (pubblicandone 92 mila) è di sicuro un gran colpo giornalistico. Onore dunque a Wikileaks, il cui merito principale tuttavia non è quello di aver convinto qualche “talpa” del Pentagono a passare i file, ma quello di aver coinvolto tre fra le più importanti testate giornalistiche del mondo a diffondere i dossier. Per il resto, cioè entrando nella sostanza delle rivelazioni, chi è stato un solo giorno in Afghanistan, o comunque ha seguito da vicino le vicende della guerra infinita, al massimo trova le conferme di quello che già sapeva. Analizzando le cosidette notizie, la lista comprende: 1. il doppio gioco del Pakistan; 2. i talebani sempre più forti: 3. l’esercito afghano corrotto: 4. le stragi dei civili nascoste: 5. squadre speciali di killer in divisa. Oltre naturalmente all’appoggio dell’Iran all’insurrezione. Insomma, tutte cose risapute dall’opinione pubblica mondiale. Il salto in avanti è che a questo punto sono “ufficiali” ed è sempre più difficile smentirle. Probabilmente nei 15 mila file non pubblicati, c’è qualche novità (risaputa) in più: per esempio che al Qaeda è finanziata pure dall’Arabia Saudita. Ma sarebbe stato troppo, con la Casa Bianca in piena crisi, con 300 miliardi di dollari spesi in dieci anni (e 1205 americani morti), con il risultato di lasciare ai talebani c’è chi dice il 54 per cento, chi addirittura il 72 per cento del territorio.

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