Il “fuoco amico”

10 dicembre 2006

La Spagna processa tre soldati americani Nel 2003 un carro Abrahm fece fuoco contro l’Hotel Palestine, a Baghdad, uccidendo Josè Couto, cameraman spagnolo e Taras Protsyuk, cameraman della Reuters. E ora Madrid apre un processo mai visto. 

 Hotel Palestine, quindicesimo piano, stanza 1502.  E’ l’8 aprile 2003: i carri armati americani hanno appena conquistato il centro di Baghdad. Jose’ Couso e’ spagnolo, lavora per Telecinco. Reporter di vecchia data, di guerre ne ha viste tante. Prende la telecamera, va sul terrazzino. Il carro armato si gira, spara una cannonata, in alto. Couso muore. Muore anche un altro operatore, Taras Protsyuk, 35 anni, della Reuters. Ha sparato un ragazzino, appena ventenne, dice che ha scambiato la telecamera per uno stinger. Forse e’ stato accecato dal sole. Il Pentagono spiega: avevamo detto che stare in Iraq e’ pericoloso. Il giorno prima avevano perso la vita altri due giornalisti, uno spagnolo e un tedesco, colpiti da un missile a sud di Baghdad. E altri due il giorno prima ancora.

21 ottobre 2006

“Ucciso illegalmente”: è il verdetto ufficiale del medico legale britannico che ha concluso l’inchiesta sulla morte di Terry Lloyd, giornalista della Itv ucciso dalle truppe statunitensi in Iraq.Terry Lloyd durante un servizio sui crimini di guerra. Nessun ‘fuoco amico’, nessun ‘danno collaterale’, l’azione dei militari Usa fu proditoria e deliberata. Un reato perseguibile penalmente secondo il ‘coroner’, che chiederà ai magistrati britannici il rinvio a giudizio dei militari che spararono. Un crimine di guerra, secondo il Sindacato nazionale dei giornalisti e secondo la moglie del reporter, Lyn. Lloyd, 50 anni, fu ucciso il 22 marzo 2003 da un proiettile mentre si trovava su un’ambulanza improvvisata, già ferito durante uno scontro a fuoco tra statunitensi e iracheni. Nella sparatoria rimase ucciso anche il suo interprete, il libanese Hussein Othman, mentre un altro tecnico, il francese Fred Nerac è ufficialmente ‘disperso’. Un cameraman, il belga Daniel Demoustier, è l’unico superstite dell’episodio. Portato sul mezzo di fortuna per essere soccorso, il reporter fu – afferma l’accusa – colpito alla testa dai soldati Usa.Il medico legale, Andrew Walker, ha riferito che il giornalista avrebbe potuto probabilmente sopravvivere alle ferite ricevute, e che non presentava alcuna minaccia per le forze Usa, dato che viaggiava su un furgoncino civile e si stava allontanando dai tank statunitensi.

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