Così muore un reporter

24 giugno 2006

Un cameraman e fotografo freelance svedese è stato ucciso a colpi d’arma da fuoco a Mogadiscio, mentre seguiva una manifestazione organizzata dalle Corti islamiche. Si chiamava Martin Adler e viveva a Vaesteraas, a ovest di Stoccolma. Lavorava, tra l’altro, per la televisione britannica Channel 4, ma questa volta era a Mogadiscio per il quotidiano svedese ‘Aftonbladet’. Lascia la moglie e due figlie. Aveva 42 anni.

Teheran – Volevo mettere qui un’immagine forte, di Martin morto, perchè credo che la gente abbia bisogno di vedere per capire. Per l’ennesima volta mi ritrovo a scrivere di un reporter ucciso mentre fa il suo mestiere e dovrei cominciare come al solito: quando muore uno di noi. Ne muoiono tanti, ma qualche volta ti resta dentro perchè ti ritrovi davanti a un destino che poteva essere il tuo. Norberto quando ha saputo di Martin era commosso, perchè la telecamera poteva essere la sua, perchè anche noi stavamo insieme a Mogadiscio e poteva capitare a noi quella pallottola fatale sparata dalla folla chissà perchè. E Norberto ne ha visti di colleghi morirgli vicino: Ciriello e Palmisano, anche lui in Somalia. Per noi, insomma, non è una notizia di cronaca. E’ un lutto personale. Questo giovanottone svedese che poteva stare benissimo a casa sua con le figlie e girare qualche bella conferenza stampa invece girava da anni il mondo più difficile: Liberia, Sierra Leone, El Salvador. Perchè? E’ la domanda che ci fanno più spesso e alla quale rispondiamo sempre allo stesso modo: perchè ci dovrà pur essere qualcuno che va in giro a raccontare. Stamattina ho parlato a lungo con un gruppo di studentesse iraniane all’Università. Prima non volevano aprir bocca, quando hanno saputo che eravamo italiani, che venivamo da fuori, hanno cominciato a spiegarci i problemi (stasera cercherò di riassumervi al meglio le loro idee e le loro aspirazioni). Il nostro mestiere è questo. Pur di capire rischiamo un colpo o di essere arrestati. E in memoria dell’ultima vittima dell’informazione, chiedo per l’ennesima volta attenzione per chi ha deciso di rischiare la vita per documentare. Ci sono tanti reporter cialtroni, come ce ne sono in tutti i campi, ma basterebbe soltanto un sacrificio di questi per meritare rispetto. Specialmente da chi chiede sempre verità. Le foto

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