Algeria, stroncata manifestazione

La polizia algerina ha impedito lo svolgimento di una protesta per la libertà di stampa, davanti alla sede della televisione pubblica, sui colli di Algeri. Ha arrestato per alcune ore gli organizzatori, tra cui vi sono tre giornalisti. Gli obiettivi di questa iniziativa erano tre: portare l’attenzione sulla mancanza di libertà civili, denunciare l’eccessivo controllo del Governo Bouteflika sui media nazionali e chiedere l’apertura di nuovi media radiotelevisivi. Human Rights Watch riferisce che l’invito per la manifestazione è stato pubblicato la scorsa settimana su Facebook, un tempo sufficiente per mettere in allarme i servizi segreti. I manifestanti, infatti, hanno trovato ad attenderli posti di blocco e uno schieramento di forze di polizia. In Algeria, dal 1992, vige lo stato d’emergenza per cui proteste di questo tipo possono essere vietate e revocate se “disturbano l’ordine e la tranquillità pubblica.”

Algeri, 20 maggio 2007 – Gli angeli custodi  sono sempre tre. Ma cambiano ogni giorno, perché non vogliono che si fraternizzi troppo. Sono asfissianti, ti stanno sempre appicicati. Dalla mattina quando esci dall’albergo fino alla sera quando rientri. “Per la vostra sicurezza” dicono, ma naturalmente è perché vogliono sapere tutto di noi, finchè stiamo in Algeria, anche che aria respiriamo. Finito il lavoro per elezioni, oggi ci siamo presi una giornata quasi da turisti. Al mattino al mare, là proprio dove entrarono i francesi. Sotto la casa che era di Boumedienne, dove ha dormito pure Fidel Castro, hanno costruito un affare che sembra proprio il ponte dei sospiri. Pranzo con couscous di pesce, poi ci siamo infilati nella casbah che resta sempre un momento mozzafiato: sembra di stare al centro del casino del mondo. Poi dall’alto abbiamo dominato la bianchissima Algeri. Alla sera, ristorantino di carne alla brace sotto quella montagna che mette così paura perché lì ci sono quelli che non vogliono il governo, cioè i terroristi. Tra un giro e l’altro abbiamo chiacchierato con gli angeli custodi. Non amano gli sciiti irakeni e gli hezbollah, non amano gli americani e neppure i francesi. Amano spagnoli e italiani, così simili a loro. “E poi voi avete la mafia e pure noi” hanno riso. Guadagnano duecento euro al mese e già stanno bene perché lavorano. Libertà? Strana parola. Libertà per loro è mangiare e dormire, insomma vivere. Così anche questa settimana algerina è finita e torno a casa un po’ più ricco e un po’ più vecchio, almeno di un anno. E con due amici in più: Kasim, simpaticissimo e affamatissimo chauffeur, e Ahmed che dice di parlare italiano ma lo parla come io parlo il giapponese. Ma ha quattro figli ed è una brava persona. Così tagliato fuori dai collegamenti, per sette giorni mi sono sentito estromesso dalla realtà. E onestamente  ci voleva, ogni tanto ci vuole.

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