Il grande circo mediatico

“La catastrofe che ha colpito Haiti pone delle importanti questioni al giornalismo. È necessario che ci siano dei limiti fatti di rispetto e di responsabilità. Bisogna che le informazioni siano inquadrate in un contesto corretto senza scadere nel voyeurismo. Non ci saranno troppi giornalisti ad Haiti?”, si chiede il canadese Le Devoir  [Nella vignetta pubblicata sopra si legge: “Tenete duro…i giornalisti stanno arrivando!”] — Sul sito del giornale canadese è scoppiata la polemica tra i lettori: ci sono effettivamente troppi giornalisti? Sono d’intralcio all’organizzazione degli aiuti internazionali? “I reporter sono indispensabili per la copertura mediatica e quindi per sensibilizzare il mondo, sia le persone comuni sia i governi. Il loro ruolo è quello di andare sul posto e verificare che la realtà non sia deformata da racconti che vengono diffusi senza controllo. Ma in questi giorni abbiamo visto delle scene scioccanti. Giornalisti che per riprendere le operazioni di salvataggio le rallentavano, per esempio”, continua Le Devoir. Tuttavia secondo il giornale canadese “sarebbe molto peggio se la stampa non fosse lì a raccontare e a monitorare la situazione”. La rivista statunitense New Republic  è molto più critica: “La copertura mediatica della crisi umanitaria ad Haiti è stata a dir poco ridondante. Le decine di reportage che arrivano da Haiti stanno mettendo a dura prova una situazione già abbastanza fragile”. Secondo New Republic trasportare e mentenere le centinaia di giornalisti che sono ad Haiti in questo momento “non è un gioco che costa poco”. “La Cnn e la Cbs hanno cinquanta inviati sul posto in queste ore, Fox venticinque. E ogni rete televisiva che si rispetti ha un numero simile di persone impiegate a seguire questa storia. I quotidiani sono più parchi, per esempio il New York Times e il Washington Post hanno dieci giornalisti. Vista la situazione drammatica del Paese è difficile credere che la presenza così massiccia della stampa non stia ritardando l’arrivo degli aiuti e degli operatori umanitari. C’è scarsità di alloggi ad Haiti, ma anche scarsità di alimenti e di acqua. Tutti questi giornalisti finiscono per sottrarre risorse ai sopravvissuti del terremoto”. Per evitare di creare ulteriori difficoltà, New Republic suggerisce di costituire dei pool – cioè delle squadre di giornalisti che producono contenuti per più di una testata – e di annullare in questo modo la competizione tra le diverse emittenti. “Invece di creare un problema logistico ogni volta che un disastro naturale si abbatte su qualche area del mondo, si potrebbe utilizzare questo protocollo di lavoro che è usato normalmente in altri contesti”, conclude New Republic. Roberto di Nunzio

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