Assassinato dalla mafia bulgara

Si sentiva braccato da mesi. «I fratelli », «Sako», Mityo detto «l’occhio», i padrini della mafia bulgara con quei soprannomi da romanzo criminale li conosceva tutti. Qualcuno aveva già dato l’ordine, lui aspettava. Martedì 5 gennaio Boris «Bobby» Tsankov è stato freddato sulle scale di un condominio nel centro di Sofia, poco distante dalla chiesa ortodossa di Santa Nedelia. Nevicava, era appena passato mezzogiorno, quattro proiettili vicino al cuore, uno alla testa. L’ex speaker radiofonico che aveva «detto troppo» sui legami tra crimine e affari è morto sul colpo, aveva 31 anni, sarebbe diventato padre in primavera. È il primo omicidio eccellente dell’era di Boiko Borisov, il premier in carica dallo scorso luglio che ha promesso di riportare in Bulgaria legalità, ordine, e i fondi Ue congelati per gli scarsi risultati nella lotta alla corruzione. L’attesa di Bobby era cominciata a novembre con la pubblicazione del suo primo libro, «I segreti dei gangster». Aveva in cantiere «I segreti 2 — La guerra della droga» e progettava il terzo capitolo. Scriveva di cronaca nera per un giornale scandalistico, riceveva minacce, aveva fatto più volte i nomi di chi lo voleva morto. Negli ultimi tempi avevano fatto rumore due interviste tv nelle quali Tsankov aveva parlato di passati omicidi mafiosi e raccontato nei dettagli il sottobosco malavitoso dell’area balcanica, leggi non scritte e protagonisti che conosceva a fondo. «Ho fatto parte di quel mondo» dichiarava apertamente. Maria Teresa Natale segue su Corriere.it  Aveva appena 31 anni. E’ il primo reporter morto nel 2010. Bulgaria News

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