Un anno terribile: 91 morti

“A Teheran si gioca in queste ore la partita decisiva per un 2010 più libero per i cittadini, gli intellettuali e i giornalisti in Iran e nel mondo. Si tratta di una battaglia pura e semplice per la libertà, priva di egemonie ideologiche e politiche, attraverso la quale semplici cittadini, soprattutto giovani, intendono riappropriarsi dei propri destini individuali e di quello del proprio Paese, che è retto da un sistema repubblicano e formalmente democratico. Nel corso di questi trent’anni si calcola che in Iran siano state condannate a morte 100mila persone e incarcerati 5 milioni di cittadini. L’ Onda Verde rappresenta una grande speranza che chiunque abbia a cuore il rispetto dei diritti umani e confidi in un mondo governato dal dialogo ispirato a un clima di distensione, non può esimersi da sostenere con determinazione “. Questo l’appello del presidente di Information Safety and Freedom, l’associazione per la libertà di stampa nel mondo, Stefano Marcelli che ha diffuso un comunicato in occasione della fine dell’anno. “Il 2009 si chiude con un bilancio di 91 giornalisti uccisi nel mondo. Un record negativo superato solo nel 2006 e 2007 a causa della guerra in Iraq, che va attribuito in gran parte al sanguinario agguato organizzato contro i propri oppositori dal governatore della regione di Mindanao, alleato della presidente Arrao: 57 morti in tutto, di cui 30 giornalisti. La più grande strage di reporter mai avvenuta nella storia. Ma basta scorrere il bilancio stilato dagli amici di Reporters Sans Frontieres per rendersi conto di come il barometro della guerra ai giornalisti continui a volgere al brutto : 33 i giornalisti rapiti, 1456 quelli aggrediti fisicamente, 570 i media censurati, 157 giornalisti fuggiti dai loro rispettivi paesi, 151 blogger e cyber-dissidenti arrestati, 61 blogger aggrediti fisicamente, 60 paesi colpiti dalla censura on-line. A vent’anni dalla caduta del Muro di Berlino  media e politica si sono limitati a celebrare un evento dal sicuro valore storico, ma nessuno è andato a verificare cosa stia accadendo oggi nella Nazione più vasta del mondo. Il direttore del Centro per il Giornalismo in Situazioni Estreme ( CJES ) Oleg Panfilov, Premio ISF-CITTA’ di SIENA 2009 appena emigrato in Georgia dopo le minacce ricevute a Mosca,  ha diffuso i risultati del primo rapporto sistematico sulla libertà di stampa nella Federazione Russa dal 1993 ( anno della caduta dell’URSS ) al 2009: 300 i giornalisti assassinati in questo periodo, nemmeno un omicida condannato. La Repubblica Popolare Cinese ha mostrato al mondo come si gestisce un sistema blindato di censura, in occasione delle Olimpiadi del 2008, nel corso delle quali ha messo sotto controllo l’intero sistema mediatico globale. L’Africa è un continente nel quale la libertà di stampa è un concetto quasi sconosciuto. In Messico i giornalisti stanno in prima fila nella macelleria quotidiana gestita dalle gang criminali dei narcos. In Venezuela il presidente oscura tv e giornali critici e dedica le proprie domeniche a un’intera giornata in diretta sulla tivù di Stato a propagandare i risultati della Rivoluzione, dimostrando così qual’è il ruolo che intende riservare ai media nel proprio Paese. In questo contesto la vicenda iraniana, che vede in piazza migliaia di persone, soprattutto giovani, che rischiano la propria vita per rivendicare la libertà, dopo trent’anni di sanguinarie persecuzioni che hanno colpito soprattutto artisti, intellettuali, giornalisti e oppositori, il miglior augurio che ci possiamo fare per il 2010 è che l’Onda Verde sconfigga il Regime di Khamenei . Nei mesi scorsi un collega iraniano scriveva che il miglior augurio che si faceva era quello di morire di vecchiaia. Sono molti, troppi, i colleghi che vivono in questa condizione. Noi ci vogliamo augurare che in futuro si possa aspirare a vivere liberi“.  Stefano Marcelli

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