Cronista da strada

Adesso ho una bella stanza. Piccola ma elegante, arredata con lo standard dei “dirigenti”: mobili in legno, due televisori, divanetto, sedie per gli ospiti, insomma mica male. Certo molto diversa dal caos di via Teulada  dove per arrivare alla propria sedia bisognava scavalcare fisicamente un paio di colleghi. Diversa anche dall’ultimo “sgabuzzino” di Saxa quando ancora ero inviato, ma tanto ci stavo pochissimo. Il salto nella “line” prevede altri vantaggi, a parte quelli economici: la mazzetta dei giornali ma soprattutto l’ingresso con l’auto che è di una comodità unica con i parcheggi strapieni anche di notte. Ci pensavo, ieri, appena chiusa la porta per mangiarmi in intimità il cestino. A proposito, mai mangiato prima: o mensa  o casa o ristorante. Insomma, tutto cambiato. Molto più tempo a disposizione, moltissimo, eppure alla fine sono più stanco di prima, di quando giravo il mondo. Perchè forse è molto più complicato pensare agli altri piuttosto che a se stessi, combattere lo share invece dei… talebani, frequentare corridoi invece che campi militari. Tra poco, il 10 dicembre, faccio esattamente trent’anni di Rai, una vita. A ridosso della conclusione di una carriera faticosa, vorticosa ed esaltante mi ritrovo ad assaporare il salto. E rifletto: perchè adesso ho tutti questi vantaggi? Non li meritavo anche prima, forse di più? Un inviato altamente operativo, spesso in luoghi difficili, non li merita altrettanto? Questione di scelta (mia), certo. Assaporo dunque questi piaceri finali, ma non rimpiango niente: assolutamente. Ho una ricchezza dentro che nessuna stanza ovattata poteva darmi. Ho l’orgoglio di aver partecipato da testimone a tutti gli eventi italiani e internazionali degli ultimi vent’anni, ho visto la storia con i miei occhi. Ho attraversato più volte il mondo portandomi dietro sensazioni ed esperienze che neppure un uomo ricchissimo avrebbe potuto mai permettersi perchè non ho mai viaggiato da turista ma sono stato con la gente, nelle loro case, ridendo e piangendo con loro. Gente di tutti i colori. Da ragazzo avevo due sogni: scrivere e viaggiare. Sono riuscito a farli diventare entrambi la mia vita. Addirittura facendomi pagare. Sì, sono proprio un gabbiano fortunato.

frana quindici maggio 98Per capire il post precedente, quello sulla stanza, bisogna sapere cosa c’è fuori la porta, insomma per strada. Questa foto ha undici anni: è stata scattata il 15 maggio del 1998 a Quindici durante i giorni rovinosi della frana. Altro che ufficio. Per scrivere bisognava trovare un posticino più o meno in disparte e, come in questo caso, un’officina abbandonata era già un luogo comodissimo. La dedico a tutti i cronisti, quelli che non mangiano e non dormono per giorni pur di stare lì, dentro la notizia, a raccontare.  Ne ho altre simili in giro per il mondo, ma preferisco questa perchè non rappresenta trasferte esotiche ma è vicino casa. L’inferno, infatti, non ha confini. E non ha età: basta la passione.

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One thought on “Cronista da strada

  1. Undici anni dici, eppure non si può dimenticare quanto accaduto…ricordo di braccia e gambe disseplote dal fango dalle ruspe. Corpi che non si sono ( forse) mai trovati..

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