Sayed è libero

Sayed Perwiz Kambakhsh è finalmente libero. Dopo quasi due anni trascorsi in carcere da innocente, il presidente Hamid Karzai gli ha concesso la grazia. Sayed era stato condannato a morte per blasfemia da un tribunale islamico di Maza-i-Sharif il 22 gennaio del 2008. La sua colpa era quella di aver scaricato da internet, nell’ottobre precedente, un articolo di un sito iraniano sui diritti delle donne e l’Islam. Il processo si era svolto nel giro di poche ore e senza che Sayed Perwez fosse assistito da un avvocato. L’intervento di associazioni di giornalisti di tutto il mondo e di numerosi governi, in primo luogo quello Usa con il segretario di Stato Condoleeza Rice, aveva ottenuto il trasferimento del giovane giornalista a Kabul. Alla fine del 2008 il processo di appello ha modificato la condanna a morte in vent’anni di carcere. Sentenza confermata, lo scorso marzo dalla Corte Suprema afghana.

sayedL’ho sempre chiamato Parwez per affetto. Perchè ha lo stesso nome (oltre che la stessa età) del mio giovane interprete afghano. Gli ho dedicato uno dei primissimi post della nuova Torre. Abbiamo tutti sofferto per lui, ci siamo battuti da quando un tribunale lo ha condannato a morte per aver avuto l’ardire di distribuire volantini a favore dei diritti delle donne, colpa gravissima in un Paese con leggi medioevali, dove ancora vige la sharia. Ha passato bruttissimi momenti, in prigione è stato torturato, ma almeno adesso è tornato libero. Significa che battersi per la libertà talvolta ha un senso.

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