Licenziato per aver detto la verità

La storia risale a quasi un mese fa. Un ragazzino di quindici anni, Deng Shenshang, chiuso dai genitori in un campo di rieducazione per “drogati del web” che in meno di 24 ore viene riconsegnato cadavere alla famiglia, pestato a sangue dai pedagoghi-carcerieri che hanno punito senza pietà il rifiuto di correre per 5 chilometri. Il caso ha suscitato un clamore ampiamente riportato sui media cinesi, ha sollecitato la corsa dei geniori a ritirare i figli dalle strutture cui li avevano affidati a caro prezzo. Poi gli arresti e l’indignazione delle autorità, con il ministero della Sanità a sottolineare che delle 400 strutture private in Cina nessuna ha l’autorizzazione governativa per operare. La coda della vicenda, però, è comunque fosca. Il reporter che più di tutti ha lavorato sulla storia, Liu Yuan, vicedirettore del Nanguo Morning Post e responsabile del suo sito web, è stato rimosso dai suoi incarichi. Come lui un altro reporter. la decisone proviene dai vertici della propaganda delle Regione Autonoma del Guangxi che imputano all’eccessiva copertura mediatica sulla tragedia del giovane Deng una cattiva luce su tutta l’amministrazione provinciale. Un altro reporter di una seconda testata ha subito lo stesso trattamento.  segue

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