Archivio per il 'reporter'Categoria

Cronista da strada

26 Ottobre 2009

Adesso ho una bella stanza. Piccola ma elegante, arredata con lo standard dei “dirigenti”: mobili in legno, due televisori, divanetto, sedie per gli ospiti, insomma mica male. Certo molto diversa dal caos di via Teulada  dove per arrivare alla propria sedia bisognava scavalcare fisicamente un paio di colleghi. Diversa anche dall’ultimo “sgabuzzino” di Saxa quando ancora ero inviato, ma tanto ci stavo pochissimo. Il salto nella “line” prevede altri vantaggi, a parte quelli economici: la mazzetta dei giornali ma soprattutto l’ingresso con l’auto che è di una comodità unica con i parcheggi strapieni anche di notte. Ci pensavo, ieri, appena chiusa la porta per mangiarmi in intimità il cestino. A proposito, mai mangiato prima: o mensa  o casa o ristorante. Insomma, tutto cambiato. Molto più tempo a disposizione, moltissimo, eppure alla fine sono più stanco di prima, di quando giravo il mondo. Perchè forse è molto più complicato pensare agli altri piuttosto che a se stessi, combattere lo share invece dei… talebani, frequentare corridoi invece che campi militari. Tra poco, il 10 dicembre, faccio esattamente trent’anni di Rai, una vita. A ridosso della conclusione di una carriera faticosa, vorticosa ed esaltante mi ritrovo ad assaporare il salto. E rifletto: perchè adesso ho tutti questi vantaggi? Non li meritavo anche prima, forse di più? Un inviato altamente operativo, spesso in luoghi difficili, non li merita altrettanto? Questione di scelta (mia), certo. Assaporo dunque questi piaceri finali, ma non rimpiango niente: assolutamente. Ho una ricchezza dentro che nessuna stanza ovattata poteva darmi. Ho l’orgoglio di aver partecipato da testimone a tutti gli eventi italiani e internazionali degli ultimi vent’anni, ho visto la storia con i miei occhi. Ho attraversato più volte il mondo portandomi dietro sensazioni ed esperienze che neppure un uomo ricchissimo avrebbe potuto mai permettersi perchè non ho mai viaggiato da turista ma sono stato con la gente, nelle loro case, ridendo e piangendo con loro. Gente di tutti i colori. Da ragazzo avevo due sogni: scrivere e viaggiare. Sono riuscito a farli diventare entrambi la mia vita. Addirittura facendomi pagare. Sì, sono proprio un gabbiano fortunato.

frana quindici maggio 98Per capire il post precedente, quello sulla stanza, bisogna sapere cosa c’è fuori la porta, insomma per strada. Questa foto ha undici anni: è stata scattata il 15 maggio del 1998 a Quindici durante i giorni rovinosi della frana. Altro che ufficio. Per scrivere bisognava trovare un posticino più o meno in disparte e, come in questo caso, un’officina abbandonata era già un luogo comodissimo. La dedico a tutti i cronisti, quelli che non mangiano e non dormono per giorni pur di stare lì, dentro la notizia, a raccontare.  Ne ho altre simili in giro per il mondo, ma preferisco questa perchè non rappresenta trasferte esotiche ma è vicino casa. L’inferno, infatti, non ha confini. E non ha età: basta la passione.

Oltre seicento scrittori in carcere nel mondo

24 Ottobre 2009

Oltre 600 scrittori sono rinchiusi in prigione per le loro opere in tutto mondo. Più di 200 di loro sono in condizioni drammatiche. La denuncia è del ‘Comitato degli scrittori in prigione’, membro del Pen club international, riunito nel 75esimo congresso mondiale a Linz, in Austria. La situazione è particolarmente difficile per le donne scrittrici, soprattutto in paesi come Cina, Turchia, Iran, Eritrea e Vietnam.

Italia quarantanovesima

20 Ottobre 2009

La libertà di stampa sembra ancora molto lontana dall’essere un valore universalmente riconosciuto e realizzato. L’annuale rapporto di Reporters sans frontieres fornisce ancora una volta un quadro sconfortante, con situazioni che peggiorano in vari Paesi, anche nel democratico occidente e nella vecchia Europa. E’ il caso dell’Italia, che scende dal 44° posto dell’anno scorso al 49° (ma nel 2007 era al 35°). I dati più rilevanti quest’anno sono l’aumento della libertà di stampa negli Stati Uniti dopo l’insediamento di Barack Obama (dal 40° al 20° posto). In testa ci sono la Danimarca (leggi qui la classifica), la Finlandia, l’Irlanda, la Norvegia e la Svezia. Fanalino di coda (su 175 nazioni monitorate) è l’Eritrea. Peggiora la situazione in Iran (73°) e resta preoccupante quella dell’Iraq e dell’Afghanistan, dove i segnali di miglioramento continuano a essere troppo deboli e scarsi. Ma ad allarmare il presidente di Rsf, Jean-François Julliard, è soprattutto l’Europa. Nel vecchio continente diversi Paesi come Francia (43° posto), Italia (49°), Slovacchia (46°) mostrano un progressivo restringersi degli spazi per la libertà di stampa e perdono progressivamente posizioni. “L’Europa dovrebbe essere d’esempio sul fronte delle libertà pubbliche. Come possiamo denunciare le varie violazioni nel mondo se non siamo irreprensibili noi stessi in prima persona?”, ha chiesto Julliard.

Ficcanaso

16 Agosto 2009

‘Non c’è niente da fare: quando uno è ficcanaso, è ficcanaso. E’ insopprimibilmente curioso, gli interessano i lebbrosi, quelli che vivono nelle fogne, i guerriglieri. E poi non gli basta fare il pubblicitario, deve occuparsi anche di critica di fumetti, di traduzioni, di temi civili e perfino di cose un sacco zen’. Enzo G. Baldoni

Libertà negata

15 Giugno 2009

Purtroppo, da molti paesi del mondo continuano a giungere notizie terribili di scrittori, poeti, drammaturghi, romanzieri, giornalisti, arrestati, incarcerati, torturati e, talora, anche uccisi, solo perché rei di avere espresso idee, pensieri, progetti contrari al potere dominante, sia questo oligarchico-nazionalista, oppure sedicente marxista-leninista, o, ancora, espressione del più rigido fondamentalismo religioso. In Cina, in Vietnam, in Kenya, a Cuba, in Turchia, in Iran, in Eritrea, in Tunisia, decine e decine di intellettuali languono nelle celle orrende di carceri segrete, sottoposti a maltrattamenti e torture, detenuti in luoghi ignoti alle loro famiglie, privati di assistenze legali. In molti casi non si tratta solo di giornalisti, ma anche di romanzieri e poeti, i quali non hanno attaccato direttamente il potere dominante, ma si sono limitati, nei loro versi e nelle loro prose, ad esaltare la libertà dell’individuo o a condannare genericamente le atrocità della tirannia sotto qualunque cielo esse avvengano.  Dazebao

Equilibrismi

6 Giugno 2009

bandanas

Bandanas Vignette

Raccontò la fuga in Vietnam

15 Maggio 2009

vietnamIl fotografo olandese Hugh Van Es, che catturò alcune immagini simbolo della guerra in Vietnam, è morto venerdì ad Hong Kong all’età di 67 anni, in seguito ad un infarto e un’ emorragia.Nel 1975, Van Es scattò una storica foto, diventata il simbolo della disfatta americana in Vietnam. L’immagine mostra una lunga fila di cittadini americani che sale sul tetto di un edificio di Saigon, per lasciare la città a bordo di un elicottero della Cia, chiaramente troppo piccolo per contenerli tutti. La foto diventò una metafora della disperata ritirata americana dal Vietnam e del fallimento della politica Usa nel paese. Van Es arrivò in Vietnam nel 1967 e cominciò a documentare la guerra come fotografo freelance. Nell’ aprile 1975 -quando le truppe nord vietnamite si stavano avvicinando alla capitale- scattò la famosa immagine dal tetto dell’agenzia United Press International. L’edificio che si vede nella foto -spesso scambiato per quello dell’Ambasciata americana – è in realtà quello di una palazzina in cui risiedevano i funzionari della Cia e le loro famiglie.

Il muro dei reporter caduti

6 Aprile 2008

Esposte al ‘Newseum‘, il museo dell’informazione di Washington, le foto di centinaia di giornalisti, fotografi e cameraman uccisi, negli ultimi anni, mentre svolgevano il loro lavoro. Il muro è un memoriale per non dimenticare i circa 1.800 operatori del settore, caduti per documentare guerre e violenze nel mondo. Il museo, che aprirà al pubblico l’11 aprile prossimo, ospita quattordici mostre interattive sulla storia del giornalismo. Clicca qui per navigare sul muro.  Morti per raccontare

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“Le Monde” in crisi

5 Aprile 2008

Per raddrizzare i conti disastrati ‘Le Monde’ nei prossimi due anni tagliera’ 130 posti di lavoro, di cui due terzi giornalisti. L’obiettivo e’ risparmiare 15 milioni di euro per “ritornare in pareggio nel 2009″. Lo ha annunciato il direttore Eric Fottorino tramite una semplice e-mail inviata a tutti i dipendenti poco dopo mezzogiorno. Il progetto di tagli prevede la cessione delle testate non strategiche del gruppo, come ‘Fleurus Presse’, la celebre ‘Cahiers du Cinema’ e la ‘Procure’. Le difficolta’ economiche sono state causate dall’eredita’ dell’ex direttore Jean Marie Colombani cui lo scorso anno, dopo 13 anni alla guida della prestigiosa testata, icona della gauche francese, non e’ stata rinnovata la fiducia. Colombani aveva appesantito i conti del gruppo con un piano di acquisizioni rivelatosi fallimentare.

Serve l’anima

1 Aprile 2008

salerno.jpg 

Non so se vi sono mancato, ma probabilmente avrete notato che da un paio di giorni sono assente. Stavo a Salerno. Fra gli impegni, il più sentito è stato sicuramente l’incontro con gli studenti dell’università. Studiano comunicazione, vogliono fare i giornalisti e naturalmente noi vecchi del mestiere siamo felici che nonostante tutte le difficoltà ci siano ancora tanti giovani gonfi di passione. Come al solito li abbiamo sconsigliati, ben sapendo che questo è il sistema migliore per aumentare la passione. Sono state tante le domande, infinita la curiosità di apprendere qualcosa direttamente dalla bottega, da chi cioè questo mestiere lo fa sul campo. Come al solito mi hanno chiesto cosa ci vuole per diventare un inviato. E io ho dato la risposta solita ma sincera: dieci per cento di tecnica, dieci di talento e il resto, cioè l’ottanta per cento di fatica. Un buon cronista, si diceva una volta, si misura dalla suola delle scarpe. Se è consumata avrà sicuramente raccolto molte notizie. Poi si è parlato naturalmente di verità e di censura. Anche di guerra e di pace. Ma soprattutto ho insistito molto, anche stavolta, sull’anima. Chi non ce l’ha può già cambiare mestiere. Sarebbe solo un mediocre reporter, un conta morti, un testimone inutile. Invece il mondo ha sempre più bisogno di voci libere e forti. Dopo un periodo buio fido molto nelle nuove generazioni.