CINA. Sono ancora in carcere i sei blogger (You Jingyou, Fan Yanqiong, Wu Huaying, Guo Baofeng, Qun Huanhui e sua moglie), arrestati a fine giugno 2009 dalle autorità della provincia di Fujian (sud-est del Paese) con l’accusa di “diffamazione” e “alto tradimento”. I blogger avevano pubblicato degli articoli su una ragazza, Yan Xiaoling, che sarebbe morta, l’11 febbraio 2008, a seguito di uno stupro collettivo. I blogger arrestati avevano, nei loro articoli, riportato le prime dichiarazioni degli infermieri che avevano soccorso la vittima e che parlavano di morte per forte emorragia dovuta allo stupro di almeno cinque o sei persone. Dati contestati dalle autorità locali che avevano subito dichiarato che nessuna violenza era stata inflitta a Yan Xiaoling. Affermazioni che avevano chiuso un’inchiesta mai aperta. Nessuno risulta imputato. Ai sei blogger in carcere è stata recentemente vietata una visita de i loro avvocati in base all’articolo 96 della seconda sezione del codice penale, secondo il quale le autorità possono impedire l’incontro tra l’avvocato e il suo cliente, se si tratta di un caso che può riguardare un segreto di Stato.
AZERBAIJAN. Funzionari dell’Unione Europea in visita in Azerbaijan hanno protestato per l’arresto di due blogger dell’opposizione, un’occasione colta dai gruppi umanitari che hanno manifestato la loro preoccupazione per le restrizioni alla libertà di opinione nella repubblica caucasica. “Ho informato il presidente Ilham Aliyev circa la nostra preoccupazione per l’arresto di questi giovani attivisti”, ha detto ai giornalisti il ministro degli Esteri svedese Carl Bildt, a capo della delegazione europea in missione nel sud del Caucaso, lasciando Baku. Bildt ha anche confermato che gli ambasciatori dei 27 paesi membri dell’Ue hanno inviato un comunicato alle autorità “esprimendo la propria preoccupazione circa le condizioni dei diritti umani e delle libertà in Azerbaijan”. Adnan Hajizade, blogger e membro del gruppo “OL!”, contrario al governo, è stato arrestato insieme all’attivista Emin Milli in un cafè di Baku lo scorso otto luglio con l’accusa di teppismo. I legali dei due giovani hanno risposto che i due sono stati aggrediti senza aver accennato alla minima provocazione. I gruppi per i diritti umani sostengono che le accuse siano state montate ad arte per colpire gli attivisti – che postano i loro articoli sul social network Facebook – per le loro critiche nei confronti del governo dell’ex repubblica sovietica, importante fornitore di petrolio e gas per l’Occidente. A Ginevra, dove il Comitato per i Diritti Umani delle Nazioni Unite ha cominciato una due giorni di audizioni proprio sull’Azerbaijan, il gruppo, con sede a Londra, l’associazione ‘ Article 19′ ha accusato il governo di Baku “di abusi sistematici del diritto alla libertà di espressione”. Facendo riferimento ad un caso del 2005, ancora irrisolto e riguardante l’uccisione di un reporter e altri incidenti, il gruppo ha parlato di “un clima di impunità, che pervade l’Azerbaijan, per i crimini contro coloro che lavorano nei media e nei gruppi che difendono i diritti umani”. I giornalisti che sollevano delle critiche sono stati spesso “attaccati, perseguitati e arbitrariamente arrestati”. “Questo non è il primo caso nel quale le autorità azere hanno utilizzato delle accuse di reati criminali per mettere a tacere le voci dissidenti”, ha fatto sapere Amnesty International in un comunicato diffuso lo scorso venerdì.
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