Il governo iraniano mette il bavaglio alla stampa straniera e a internet, ma c’è Twitter. La crisi che sta sconvolgendo il Paese, a pochi giorni dalle contestate elezioni che hanno assegnato la vittoria ad Ahmadinejad, ha messo in luce il ruolo democratico del servizio di microblogging diffuso in tutto il mondo, tanto che i gestori hanno rinviato la manutenzione programmata in questi giorni. «Un aggiornamento cruciale doveva essere effettuato per assicurare il buon funzionamento delle operazioni. Ciò nonostante, alla luce del ruolo che Twitter sta giocando come importante strumento di comunicazione in Iran, abbiamo rinviato il blocco» si legge nel comunicato. Twitter avrebbe dovuto fermarsi per un’ora e mezza lunedì alle 21.45 nella Costa Ovest negli Usa e metà mattinata di martedì a Teheran e molti “microblogger” iraniani e negli Stati Uniti erano insorti: «Perché proprio ora?». Il governo è riuscito a bloccare l’accesso ai social network, Facebook e YouTube, ma il «cinguettio» ha resistito. Lo stesso Dipartimento di Stato americano ha chiesto a Twitter di proseguire le proprie attività in Iran, definendolo «una importante forma di comunicazione». La mannaia della censura è calata invece sui reporter che stanno seguendo la crisi iraniana. Il governo ha vietato a tutti i giornalisti (stranieri e iraniani che lavorano per media di altri Paesi) di partecipare a manifestazioni non autorizzate. Possono lavorare solo dall’interno dei loro uffici, effettuare interviste telefoniche e seguire gli aggiornamento dai media di Stato. segue
Iran, reporter imbavagliati
16 Giugno 2009 di pinoscaccia
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