Ci sono pezzi fastidiosi da scrivere, dicevo l’anno scorso quando finalmente un giornalista-spia è stato cancellato da giornalista ed è rimasto soltanto spia: anzi, nemmeno quello perché senza copertura non serve più a nessuno. Il pezzo diventa molto difficile quando la concomitanza dell’anniversario esaspera dolore e rabbia. Il cielo sa quanto è stata ignobile la campagna di un giornale contro Enzo. Parole cattive senza anima né pudore buttate giù proprio durante l’angoscia (l’annuncio del rapimento) e ribadite, volgarmente rafforzate addirittura dopo, quando Enzo è stato ucciso. Un’amica del Betulla mi ha scritto una volta che lui si è pentito, che ci ha sofferto. Non mi pare, non esiste da nessuna parte un segno di quello che io chiamerei di ravvedimento. I suoi scritti sono sempre stati così duri da risultare patetici, come quando si paragona al Papa santo e s’inorgoglisce di aver “sfiorato” l’Iraq. Gliel’ho già detto: questione di palle. Certo, non è tutta colpa sua se ha un direttore che rilancia le sue parole ignobili duettando con quell’altro buontempone di Fede che quando faceva l’inviato stava a mille chilometri dall’evento. Bella razza di eroi, capaci di dire in televisione (lo ha ribadito di recente durante il sequestro Mastrogiacomo) che è inutile andare sui posti, da Milano si scrive uguale. Certo, quando hai un vice che telefona alle spie. A noi poveri cronisti tocca andare lì per raccontare, rischiando la vita. Ho già scritto troppo. Tornerò a occuparmi di Betulla, sul libro paga di quelle spie che non sono riuscite a salvare Enzo, perché proprio certe sue parole hanno probabilmente un significato e forse spiegano in parte cos’è realmente successo. Come quando, proprio tre anni fa, scrive che il rapimento forse è finto (dunque il Sismi si è mosso tardi perché non ci credeva) e quando descrive, solo lui, il video dell’esecuzione in maniera così dettagliata da pensare che il racconto viene da qualcuno che l’ha visto e conosce la verità. Certa gente non merita altro spazio. Per cui mi limito a mettere una vignetta del solito impareggiabile Mauro Biani che è un inno all’intelligenza e all’ironia. E’ la migliore risposta agli sciacalli. Sciacalli? Ma no, avrebbe minimizzato, Enzo: solo “pirlacchioni”.
Baldoni e i pirlacchioni
16 Settembre 2007 di pinoscaccia
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