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sanchez_B1--180x140La blogger cubana Yoani Sanchez ha denunciato oggi di essere stata vittima di un «sequestro» con «molta violenza fisica e verbale» da parte di agenti della Sicurezza dello Stato. Secondo quanto ha detto la Sanchez all’agenzia Ansa, due persone in borghese hanno impedito a lei e ad Orlando Luis Pardo, anche lui blogger, di partecipare ad una manifestazione contro la violenza costringendoli a salire su una macchina privata. Mezz’ora dopo sono stati «lanciati» dall’auto per strada, lontano da dove sarebbero stati arrestati. «Pensavo che non ne sarei uscita viva. Mi hanno tolto i vestiti, mi hanno messo le gambe verso l’alto e la testa in giù per caricarmi in macchina», ha raccontato. «Con un ginocchio mi facevano forza contro il petto e io gli stringevo i testicoli. Poi mi hanno picchiato in testa». Tutto questo sarebbe successo dentro la vettura, nella quale una persona guidava e altre due picchiavano, secondo la Sanchez, autrice del blog Generacion Y. «È stato un sequestro nel peggior stile della camorra. Mi hanno detto: Fino a qui sei arrivata. Non farai più niente». Nello stesso momento un’altra blogger, Claudia Cadelo, e una sua amica sono state arrestate e costrette ad entrare in un’auto della polizia e sono state liberate successivamente. «Con una mossa di judo mi hanno costretta a salire in macchina, mentre portavano via Yoani con un’altra auto», ha detto Cadelo. La Sanchez , 34 anni, titolare del «blog desdecuba.com/Generaciòn Y» è stata premiata in Spagna e negli Usa per il suo lavoro di reporter digitale, ma non ha potuto ritirare i riconoscimenti perché non le è stato permesso di uscire dal suo Paese.

Il corpo senza vita di Vladimir Antuna García, giornalista specializzato in questioni di sicurezza per il quotidiano ‘ El Tiempo de Durango’, è stato ritrovato ai lati di una strada. Il giornalista, che era stato rapito la sera prima, è stato crivellato di proiettili. Vladimir Antuna era già stato oggetto di attentato nell’aprile di quest’anno e continuava a ricevere incessanti minacce di morte. Il Messico è il teatro di una ecatombe di giornalisti: sono già 56 quelli uccisi dal 2000, dieci solo quest’anno.

Teheran – Liberati qualche giorno fa tre giornalisti arrestati durante manifestazioni di protesta.  I tre liberati nella n otte sono un canadese e due tedeschi (in un primo tempo si era parlato di un cittadino giapponese e due canadesi). Il procuratore capo ha anche confermato che nello stesso giorno e’ stato arrestato uno studente danese di giornalismo, nel Paese probabilmente per fare un lavoro di ricerca sulla politica iraniana. “Abbiamo chiesto alle autorita’ competenti che ci presentino la documentazione che dimostri la ragione della sua presenza qui. Quando la riceveremo, agiremo di conseguenza”, ha aggiunto Dolatabadi, secondo l’agenzia ufficiale di notizia locale, Irna Nel corso delle manifestazioni furono anche arrestati due reporter iraniani, uno non ancora identificato, un altro, Farhad Pouladi, che lavora per l’ufficio dell’agenzia France Press a Teheran. Secondo il procuratore generale, nel caso di Pouladi ancora si studia la situazione.

A caccia di paparazzi

soprano_c1Nella serie I Sopranos James Gandolfini, alias Tony Soprano, era un pericoloso boss della malavita del New Jersey, stressato non solo dai suoi molteplici doveri di marito perfetto, ma anche dall’ingombrante ruolo di boss della mafia. Stressato è apparso qualche giorno fa anche nella vita reale, stavolta infastidito dai paparazzi. Il 48enne attore, vincitore agli Emmy, faceva compere in centro a New York assieme al figlio Michael quando si è accorto che in lontananza un fotografo lo stava riprendendo. Con fare minaccioso, degno delle sue migliori interpretazioni di capo clan, si è diretto verso il paparazzo e senza pensarci un attimo gli ha strappato con violenza la videocamera dalle mani. «Ti rompo la faccia», dice Gandolfini. Non è la prima volta che l’attore dà il meglio di sé: già nell’aprile scorso si era scagliato contro un paparazzo in mezzo alla strada alzando le mani. In entrambi i casi le «vittime», ree di riprenderlo a sua insaputa, non hanno sporto denuncia.  Video

Il Palestinian Center for Development and Media Freedoms (MADA) ha denunciato le aggressioni avvenute in due zone diverse della parte est della città di Hebron da parte di soldati dell’ersercito israeliano nei confronti del corrispondente e fotografo dell’European Agency (EPA), Abdel-Hafiz Hashlamoun, e del fotografo dell’agenzia ABA, Najeh Hashlamoun. Secondo Abdel-Hafiz, uno dei soldati israeliani lo ha colpito con l’arma al fianco e poi, mentre era caduto a terra, il fotografo è stato preso a calci. Abdel-Hafiz, che stava documentando una perquisizione effettuata da soldati israeliani, ha riportato serie contusioni alla schiena. Najeh Hashlamoun ha raccontato invece di essere stato colpito al viso mentre stava fotografando un gruppo di civili israeliani che stavano distruggendo dei tubi irrigatori appartenenti a coltivatori palestinesi. Il colpo vibrato per distruggere la macchina fotografica gli ha causato una forte emorragia alla bocca. Il MADA ancora una volta si appella alla comunità internazionale affinché intervenga per fermare i continui attacchi israeliani contro gli operatori dei media palestinesi.

TOBAGI_B1Non ho ricordi di mio padre da vivo: è morto troppo presto. In compenso sono cresciuta assediata dall’immagine pubblica di Walter Tobagi. A volte si trattava di rappresentazioni vere e proprie: ricordo il busto di bronzo inaugurato nel palazzo di un ente locale, che da piccola trovavo terrificante, oppure un ancor più terribile ritratto a olio di cui un artista sconosciuto aveva voluto omaggiare il nonno Tobagi. Era ricavato da una fotografia non molto riuscita di mio padre seduto alla macchina da scrivere. Dalla vecchia Olivetti usciva un lunghis­simo foglio di carta bianco avorio che andava ad avvolgersi attorno al suo col­lo: non so se nelle intenzioni dell’auto­re dovesse simulare una stola vescovile, un regale ermellino o un cappio. In ogni caso, meglio la­sciar perdere. Essere al centro di una tragedia pubblica aveva molti risvolti spiacevoli. Primo, mi collocava in una scomoda posizione di visibilità, del tutto inde­siderata. Secondo, avevo l’impressione che l’inva­denza di questa immagine pubblica, anziché avvi­cinarmelo e aiutarmi a conoscerlo, non facesse che spingere mio padre un po’ più lontano da me, come quando insegui un pallone tra le onde. Chi era davvero Walter Tobagi? Perché lo han­no ucciso? Mi ha confortato il fatto di non trovarmi sola nella difficoltà di dare un senso agli eventi. Benedetta Tobagi  segue

gior_b1Il re dell’Arabia Saudita Abdullah ha graziato la giornalista Rozanna al Yami, 22 anni, condannata a 60 frustate per aver lavorato ad un talk show in cui un saudita ha parlato delle sue esperienze sessuali extraconiugali. Abdullah ha chiesto al ministero della Giustizia saudita di abbandonare il caso e passarlo al ministero dell’Informazione. La donna sabato era stata condannata per aver lavorato part-time per il canale satellitare libanese Lbc, colpevole di aver mandato in onda una trasmissione nella quale un saudita si vantava della sua vita sessuale. Il re «ha chiesto al ministero della Giustizia di abbandonare (la condanna alla) flagellazione e di passare la questione al ministero dell’Informazione», ha detto un portavoce del governo, Abdel Rahmane al-Hazaa. Anche il dossier su un’altra giornalista di Lbc è stato trasferito, su ordine del re, al ministero dell’Informazione, che dovrà decidere come e se punire le due professioniste. segue

Cronista da strada

Adesso ho una bella stanza. Piccola ma elegante, arredata con lo standard dei “dirigenti”: mobili in legno, due televisori, divanetto, sedie per gli ospiti, insomma mica male. Certo molto diversa dal caos di via Teulada  dove per arrivare alla propria sedia bisognava scavalcare fisicamente un paio di colleghi. Diversa anche dall’ultimo “sgabuzzino” di Saxa quando ancora ero inviato, ma tanto ci stavo pochissimo. Il salto nella “line” prevede altri vantaggi, a parte quelli economici: la mazzetta dei giornali ma soprattutto l’ingresso con l’auto che è di una comodità unica con i parcheggi strapieni anche di notte. Ci pensavo, ieri, appena chiusa la porta per mangiarmi in intimità il cestino. A proposito, mai mangiato prima: o mensa  o casa o ristorante. Insomma, tutto cambiato. Molto più tempo a disposizione, moltissimo, eppure alla fine sono più stanco di prima, di quando giravo il mondo. Perchè forse è molto più complicato pensare agli altri piuttosto che a se stessi, combattere lo share invece dei… talebani, frequentare corridoi invece che campi militari. Tra poco, il 10 dicembre, faccio esattamente trent’anni di Rai, una vita. A ridosso della conclusione di una carriera faticosa, vorticosa ed esaltante mi ritrovo ad assaporare il salto. E rifletto: perchè adesso ho tutti questi vantaggi? Non li meritavo anche prima, forse di più? Un inviato altamente operativo, spesso in luoghi difficili, non li merita altrettanto? Questione di scelta (mia), certo. Assaporo dunque questi piaceri finali, ma non rimpiango niente: assolutamente. Ho una ricchezza dentro che nessuna stanza ovattata poteva darmi. Ho l’orgoglio di aver partecipato da testimone a tutti gli eventi italiani e internazionali degli ultimi vent’anni, ho visto la storia con i miei occhi. Ho attraversato più volte il mondo portandomi dietro sensazioni ed esperienze che neppure un uomo ricchissimo avrebbe potuto mai permettersi perchè non ho mai viaggiato da turista ma sono stato con la gente, nelle loro case, ridendo e piangendo con loro. Gente di tutti i colori. Da ragazzo avevo due sogni: scrivere e viaggiare. Sono riuscito a farli diventare entrambi la mia vita. Addirittura facendomi pagare. Sì, sono proprio un gabbiano fortunato.

frana quindici maggio 98Per capire il post precedente, quello sulla stanza, bisogna sapere cosa c’è fuori la porta, insomma per strada. Questa foto ha undici anni: è stata scattata il 15 maggio del 1998 a Quindici durante i giorni rovinosi della frana. Altro che ufficio. Per scrivere bisognava trovare un posticino più o meno in disparte e, come in questo caso, un’officina abbandonata era già un luogo comodissimo. La dedico a tutti i cronisti, quelli che non mangiano e non dormono per giorni pur di stare lì, dentro la notizia, a raccontare.  Ne ho altre simili in giro per il mondo, ma preferisco questa perchè non rappresenta trasferte esotiche ma è vicino casa. L’inferno, infatti, non ha confini. E non ha età: basta la passione.

Oltre 600 scrittori sono rinchiusi in prigione per le loro opere in tutto mondo. Più di 200 di loro sono in condizioni drammatiche. La denuncia è del ‘Comitato degli scrittori in prigione’, membro del Pen club international, riunito nel 75esimo congresso mondiale a Linz, in Austria. La situazione è particolarmente difficile per le donne scrittrici, soprattutto in paesi come Cina, Turchia, Iran, Eritrea e Vietnam.

Orhan Hijarne, cameraman iracheno che lavorava per la catena televisiva Al-Rachid, è morto ieri in un attentato nella città di Kirkuk (240 km a nord di Bagdad). Un altro giornalista, Mohammad Abdallah Zadeh, che lavora per la catena Al-Baghdadiya, è rimasto ferito. I due stavano tornando da un reportage quando la loro vettura è stata investita da un esplosione. Hijarne è il terzo operatore dei media morto nel Paese dall’inizio dell’anno.

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