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Sciopero dei blog

Per la prima volta nella storia della Rete, i blog osserveranno il 14 luglio una giornata di silenzio per protestare – insieme ai giornalisti dei quotidiani, delle televisioni e dei siti intenet – contro il decreto Alfano. «Non si tratta di un’adesione allo sciopero dei giornalisti, ma di una protesta della Rete italiana contro un provvedimento che avrà l’effetto di disincentivare l’uso dei blog e delle libere piattaforme di condivisione dei contenuti», spiegano in una nota i promotori dell’iniziativa.

IASON--140x180Il reporter statunitense di origine greca Jason Fowden è stato rilasciato dalla prigione iraniana in cui si trovava da quando era stato arrestato con l’accusa di aver fomentato le proteste delle scorse settimane. La liberazione del giornalista, che lavora per il ‘Washington Times’, è stata possibile – ha detto un portavoce del governo iraniano – in virtù dei rapporti tra Teheran Atene. Il portavoce della diplomazia iraniana Hassn Ghasghavi, citato dall’agenzia Isna, ha indicato che il reporter, «che lavorava per un media americano ed era stato arrestato per attività contraddittorie con il giornalismo e in relazione con i recenti disordini di piazza, è stato liberato».

Teheran, 24 giu. – Venticinque fra giornalisti e dipendenti del giornale Kalemeh Sabz (Green Word) del candidato moderato alle presidenziali iraniane, Mir Hossein Mussavi, sono stati arrestati lunedi’ scorso. Lo ha denunciato un membro della redazione, Alireza Beheshti, precisando si tratta di cinque o sei membri del personale amministrativo, mentre gli altri sono giornalisti. Tra le persone arrestate senza esibire alcun mandato, secondo il giornalista, c’erano cinque donne, che sono state rilasciateieri sera. Il giornale Kalemeh, autorizzato poco prima dell’elezione presidenziale, e’ stato proibito dopo il contestato scrutinio. (Agi)

La fotografa María Nélida López Báez, è stata arrestata il 16 giugno scorso da agenti della Sicurezza di Stato ed è attualmente detenuta in un luogo segreto. A suo carico pende un’accusa per “pericolosità sociale”, una disposizione molto utilizzata contro i dissidenti e che permette alla magistratura di condannare un individuo anche se non ha commesso alcun reato, purché il soggetto sia considerato una “minaccia potenziale per la società”. Per tale motivo, dal 2006, tre giornalisti (Oscar Sánchez Madán, corrispondente del sito Cubanet, Ramón Velázquez Toranso, dell’agenzia Libertad e Raymundo Perdigón Brito, dell’agenzia Yayabo Press) sono stati condannati a pene che vanno dai tre ai quattro anni di prigione. A Cuba, attualmente sono 24 i giornalisti imprigionati.

L’associazione della stampa del Gambia (GPU) ha pubblicamente chiesto al presidente Yahya Jammeh di ammettere le responsabilità del governo per l’assassinio nel 2004 del noto e stimato giornalista Deyda Hydara. In risposta il capo dello Stato ha mandato le forze di polizia a fare irruzione nella sede dell’associazione e ad arrestare 5 persone. Si tratta del vice presidente della GPU Sarata Jabbi-Dibba, del segretario generale Emil Touray, del tesoriere Pa Modou Fall, di Pa Saine ed Ebrima Sawaneh, rispettivamente editore e redattore del quotidiano indipendente ‘The Point’. Denuncia l’accaduto Reporters sans frontières, associazione per cui, tra l’altro, era corrispondente Yahya Jammeh, ucciso nel dicembre del 2004, mentre guidava nella periferia della capitale. Il giornalista aveva fatto parlare di sé per le aspre critiche mosse contro il governo. In seguito all’assassinio e nella speranza di scoprire i responsabili, Reporters sans frontières ha condotto due indagini. Entrambe hanno portato a sospettare dei servizi segreti del Gambia e di una frangia estrema di sostenitori del presidente. “In Gambia – spiega l’associazione – la stampa ormai vive in uno stato di paura permanente, ma mai prima d’ora il governo aveva raggiunto un livello tanto grave di persecuzione nei confronti dei giornalisti”. Reporters sans Frontères non solo manifesta il proprio sostegno agli arrestati, ma chiede anche alla Comunità economica degli stati dell’Africa occidentale (ECOWAS) e al Commonwealth, di cui il Gambia fa parte, di fare pressione sul governo affinché rispetti maggiormente la libertà di stampa e i diritti umani.

Un giornalista del New York Times, David Rhode, prigioniero in Pakistan da più di sette mesi, è riuscito a fuggire dal luogo di detenzione in cui un gruppo di militanti Talebani lo teneva prigioniero. Lo ha reso noto il sito del quotidiano, precisando che Rhode è riuscito a scappare con un altro giornalista afgano anche lui sequestrato, Tahir Ludin. I due si sono arrampicati sulla parete del rifugio in cui erano rinchiusi, nella Waziristan, nel Pakistan settentrionale. Il New York Times precisa anche – citando quanto riferito dalla moglie di Rhode, Kristen Mulvihill – che i due fuggitivi sono stati aiutati nella fuga da un esploratore dell’esercito, che li ha guidati fino alla base militare più vicina. I due sono poi stati trasferiti alla base militare americana di Bagram, in Afghanistan. Rhode, 41 anni, era stato sequestrato il 10 novembre scorso alle porte di Kabul, in Afghanistan, insieme a Ludin e al loro autista afghano, Asadullah Mangal, del quale si sono perse le tracce. I prigionieri erano stati poi trasferiti in Pakistan. Il direttore del New York Times, Bill Keller, ha detto che aveva mantenuto il silenzio sul rapimento per non mettere a rischio la vita degli ostaggi. Ha precisato anche che non è stato pagato alcun riscatto.

TEHERAN – Arrestato in Iran il direttore del quotidiano di uno dei candidati alle presidenziali sconfitti alle ultime, contestate, elezioni, Mehdi Karroubi. Lo hanno reso noto i suoi colleghi al giornale Etemad Melli. Il giornalista Mohammad Ghoochani e’ stato portato via dalla sua abitazione all’alba. Sono decine gli arresti ordinati dal regime da quando sono iniziate le proteste degli oppositori del presidente Ahmadinejad. In manette sono finiti riformisti, esponenti politici di spicco, giornalisti ed intellettuali. Centinaia anche i manifestanti fermati a Teheran. (Agr)

In base a quello che leggerete anche questa e mail potrebbe essere fonte di reato. Il Senato ha approvato il cosiddetto pacchetto sicurezza (D.d.L. 733) tra gli altri con un emendamento del senatore Gianpiero D’Alia (UDC) identificato dall’articolo 50-bis: /Repressione di attività di apologia o istigazione a delinquere compiuta a mezzo internet/ ; Il testo approderà alla Camera diventando l’articolo nr. 60. In pratica in base a questo emendamento se un qualunque cittadino dovesse invitare attraverso un blog a disobbedire (o a criticare?) ad una legge che ritiene ingiusta, i /providers/ dovranno bloccare il blog. Si potrebbe ancora invitare all’obiezione di coscienze per leggi sull’immigrazione o sull’aborto o sull’eutanasia? Questo provvedimento può far oscurare un sito ovunque si trovi, anche se all’estero; il Ministro dell’Interno, in seguito a comunicazione dell’autorità giudiziaria, può infatti disporre con proprio decreto l’interruzione della attività del blogger, ordinando ai fornitori di connettività alla rete internet di utilizzare gli appositi strumenti di filtraggio necessari a tal fine. L’attività di filtraggio imposta dovrebbe avvenire entro il termine di 24 ore; la violazione di tale obbligo comporta per i provider una sanzione amministrativa pecuniaria da euro 50.000 a euro 250.000.  Per i blogger è invece previsto il carcere da 1 a 5 anni per l’istigazione a delinquere e per l’apologia di reato oltre ad una penaulteriore da 6 mesi a 5 anni perl’istigazione alla disobbedienza delle leggi di ordine pubblico o all’odio fra le classi sociali. Vi ricordo che il nostro è l’unico Paese al mondo dove una /media
company/ ha citato YouTube per danni chiedendo 500 milioni euro di risarcimento. Il nome di questa /media company/, guarda caso, è Mediaset. Bartolomeo Nicolotti bart.nicolotti@libero.it

reporter

Emergenza reporter in Iran 

Teheran – Il Barnum dei media occidentali sta smontando le tende, l’Ershad, il ministero della Cultura e della Guida islamica non dà più permessi, i visti scaduti non sono rinnovati. La crisi iraniana rischia di precipitare verso un epilogo drammatico. Mentre le strade potrebbero riempirsi di morti, l’Occidente, ormai abituato a seguire la rivolta in prima fila, è costretto a tornare progressivamente alle immagini di repertorio, alle pagine piene di si dice. Pochi stringer, giovani iraniani che vendono foto e filmati ai network, resistono ma ormai sono come partigiani, rischiano grosso a ogni ripresa. Il tesserino che mi ha rilasciato il Ministero scadrebbe domani, giovedì, il 28 Khordad 1388 per il calendario persiano. Eppure da diversi giorni le autorità hanno deciso arbitrariamente che non vale più. LaStampa

Nella sua prima comunicazione pubblica dopo le proteste la Guardia Rivoluzionaria ha intimato a blog e siti internet di rimuovere il materiale che può “creare tensione”, pena un’azione legale. In questi giorni la rete e i social network sono stati uno strumento fondamentale per l’opposizione. Nuovi arresti fra i sostenitori di Moussavi. Hamid Reza Jalaipur, professore all’università di Teheran e attivista politico, e Said Laylaz, giornalista e analista politico, direttore del quotidiano finanziario “Sarmayeh”, sono stati arrestati dalle autorità iraniane.

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